gabriele d'annunzio e il nepente, la lode al vino sardo di oliena
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Gabriele d'Annunzio e il Nepente, ecco cosa diceva il Vate del magico vino di Oliena

sardus pater

Gabriele d’Annunzio e il Nepente, fu un colpo di fulmine tra il poeta Vate, la sardegna e il corposo vino di Oliena. 

Gabriele d’Annunzio, dichiaratamente astemio, si innamorò del profumo intenso di quel vino magico di Oliena nel 1882, quando visitò l’isola durante il suo viaggio in Sardegna insieme ai due colleghi scrittorio, Edoardo Scarfoglio e Cesare Pascarella.

Il suo elogio a quel vino di Oliena, nasce da una lettera, scritta qualche anno dopo il suo viaggio all’amico Hans Barth, giornalista tedesco residente a Roma, che era un grande intenditore di vini italiani. Più che una lettera era una lode d’amore verso la tutta Sardegna e il suo vino Nepente.

La famosa lettera scritta da Marina di Pisa e datata ottobre 1909, fu anche d’ispirazione al poeta Vate, per un articolo scritto per il Corriere della Sera, pubblicato il 15 febbraio 1910, intitolato “Un itinerario bacchico“.

D’Annunzio nella lettera scritta all’amico Hans Barth, parla delle bellezze della Sardegna, di Tombe dei Giganti e Domus de Janas, dell’ospitalità dei sardi e di quel vino di Oliena, che descriveva con queste parole: “tazze colme col colore del fuoco e con l’odore d’un profondo roseto”.

L’AMORE DI GABRIELE D’ANNUNZIO PER LA SARDEGNA

Quando conobbe la Sardegna, d’Annunzio aveva appena 19 anni, ma nonostante la giovanissima età se ne innamorò perdutamente, e visse tutta la sua vita con il desiderio di tornare in questa terra che lui stesso definiva magica.

Eravamo clerici vagantes per un selvatico maggio di Sardegna, io, Edoardo Scarfoglio e Cesare Pascarella, or è gran tempo, quando giungemmo nella patria (Oliena) del rimatore Raimondo Congiu piena di pastori e di tessitrici, ricca d’olio e di miele, ospitale tra i Sepolcri dei Giganti e le Case delle Fate. Subito i maggiori del popolo ci vennero incontro su la via come a ospiti ignoti; e ciascuno volle farci gli onori della sua soglia, a gara – così d’Annunzio descriveva il suo viaggio in Sardegna, per poi continuare tra un racconto e l’altro, esaltando il vino Nepente di Oliena.

GABRIELE D’ANNUNZIO E IL NEPENTE

D’Annunzio descrive il Nepente al suo amico Hans, come se descrivesse la cosa più bella del mondo.

“Non conoscete il Nepente d’Oliena nemmeno per fama? Ahi, lazo!così esordisce parlano del vino di Oliena – “Io non lo conosco se non all’odore; e l’odore, indicibile, bastò a inebriarmi” – continua nella sua lettera il poeta Vate.

Fu talmente rapito dal vino di Oliena che concluse la sua lettera rivolgendosi ed esso in maniera diretta, quasi come fosse una persona a cui esprimeva un suo desiderio pensando alla sua dipartita.

“A te consacro, vino insulare, il mio corpo e il mio spirito ultimamente. Il Sire Iddio ti dona a me, perché i piaceri del mio spirito e del mio corpo sieno inimitabili. Possa tu senza tregua fluire dal quarteruolo alla coppa e dalla coppa al gorgozzule. Possa io fino all’ultimo respiro rallegrarmi dell’odor tuo, e del tuo colore avere il mio naso per sempre vermiglio. E, come il mio spirito abbandonando il mio corpo, in copia di te sia lavata la mia spoglia, e di pampani avvolta, e colcata in terra a pie’ d’una vite grave di grappoli; che miglior sede non v’ha per attendere il Giorno del Giudizio.”

Con una sola lettera d’Annunzio riuscì a descrivere e raccontare una bellissima storia d’amore, nata in un selvatico maggio di Sardegna, tra lui, un’isola, la sua gente e quel vino che mai riuscì a dimenticare. Ancora oggi, dopo centinaia di anni, leggendo le sue parole si percepisce quell’amore unico e quasi inspiegabile che può provare uno straniero nei confronti della Sardegna, quel cosiddetto mal di Sardegna che anche d’Annunzio conobbe molto bene.

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