pungas
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Is Pungas, amuleti di stoffa cuciti a mano dalle donne sarde

Massimo Vacca Tortolì

Tra i tanti portafortuna, amuleti e talismani sardi, uno dei più usati sono Is Pungas.

Is Pungas erano usate per scongiurare e allontanare la malasorte, ed erano oggetti molto richiesti e ricercati, già in tempi antichissimi. La tradizione orale racconta che abbiano origini precristiane, quindi pagane.

Is Pungas in uso ancora oggi, hanno l’aspetto di una piccola borsa, e sono solitamente realizzata in broccato o panno e cucite rigorosamente a mano. Di forme e dimensioni diverse tutte hanno una sorta di asola a un’estremità.

Avevano potere protettivo, e venivano utilizzate  principalmente per prevenire gli aborti, le malattie in genere, anche del bestiame, e come protezione contro le armi da fuoco o da taglio.

Erano inoltre considerate utili per tenere lontane le pestilenze, o per evitare l’aggravarsi di una qualsiasi situazione negativa.

Nonostante fossero oggetti legati al paganesimo, prima dell’inquisizione Is Pungas venivano realizzate anche da donne di chiesa, a cui in seguito venne proibito. Quelle realizzate dalle monache solitamente erano fatte con stoffe particolari provenienti da vesti di santi o di monaci.

La particolarità di questi amuleti è che al loro interno contengono reliquie sacre come medagliette, santini, o preghiere, dette brebus, ma possono anche contenere terra, polveri e altri elementi naturali come erbe, semi o fiori.

Il tutto veniva cucito e conservato per sempre all’interno de Is Pungas, infatti era assolutamente vietato aprire questi amuleti, perché avrebbero perso il loro potere e portato sciagure.

Nel caso queste fossero state aperte per qualsivoglia motivo, si doveva provvedere a ripristinarle riponendo al loro interno altri brebus.

Come nel caso de Is Pungas tramandate di generazione in generazione, che una volta ereditate potevano essere aperte per aggiungere altri materiali e preghiere.

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Un pensiero su “Is Pungas, gli amuleti sardi dal contenuto segreto”
  1. Alcune mie considerazioni sull’argomento:
    1) Il “Vocabolarieddu Sardu-Italianu…”(derivato dal “Vocabolariu Sardu-Italianu” realizzato dal Canonico Giovanni Spano nel 1851-1852) a cura di Salvatore Colomo, Editrice Arch.Fotogr.Sardo-Nuoro 2006, al termine “Pùnga”, riporta testualmente: “sost. f. Log.Set.” traducendolo “Amuleto, magia”. Considerando che il citato “Vocabolarieddu” indica per ogni termine le varianti del Sardo (Sardo Logudorese, Sardo Settentrionale/Gallurese, Sardo Campidanese, Algherese), si dovrebbe pronunciare e scrivere “SAS (plurale f. in Sardo Log./Set.(e non IS, prettamente Sardo Camp.) PUNGAS”, visto che la parola è riportata per “Log.Set.”.
    2) Curiosando sul “Bocabolariu Sardu Nugoresu-Italianu…” di Luigi Farina curato da Antonio Farina ad “integrazione e rettifica” di quello precedente (Edizione Gallizzi di Sassari 1988), scopro che il termine è riportato direttamente al plurale, ovvero “Pungas” con la “u” non accentata e traducendo con “fatture”. Ne desumo che saranno… “Sas pungas”. Il testo ricorda che per contrastarne l’efficacia si utilizzano “Sas Fortilesas” che altro non sono “Sos Iscapolarios”. A tal proposito, ricordo che a Cagliari a noi bimbi del periodo ’45-’50, veniva posto al collo “Su scapulàri”.
    Queste mie piccole ricerche altro non sono che un inno ai suoni ed alle varianti scritte o pronunciate nella nostra Lingua madre: il Sardo.
    Cun su disigju de torrare a sa Patria, salurus a tottus e(t)innorabona.
    Beniaminu Agus
    Da-e su Continenti, Quattru Capudanne de su Duamitza-e-bintitres

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