L'Occhio di Santa Lucia, usi e tradizioni in Sardegna
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L'Occhio di Santa Lucia, storia, leggenda e usanze sarde di un amuleto che proviene dal mare

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In Sardegna l’utilizzo di talismani e amuleti protettivi e portafortuna, è tutt’oggi molto sentito e praticato, infatti ne esistono tantissimi per le più svariate finalità, ma con un elemento che li accomuna tutti, ovvero un potere protettivo verso il portatore.

Quelli più usati e conosciuti, sono in verità più di uno, e tra questi uno dei più apprezzati e ricercati è senza dubbio il famosissimo Occhio di Santa Lucia.

Le credenze sui poteri benefici dell’Occhio di Santa Lucia sono diffuse e conosciute in molte parti del mondo, non si tratta quindi di un amuleto esclusivo della Sardegna, ma ampiamente utilizzato anche oltremare e in altre culture. Ogni popolo ha differenti tradizioni e usanze legate all’Occhio di Santa Lucia, che è inoltre riconosciuto anche con nomi differenti, ma tutti, indistintamente, traggono beneficio dai suoi antichi poteri leggendari.

VARIANTI DEL NOME

Riguardo le diverse varianti del nome, in tutta Italia è riconosciuto come Occhio di Santa Lucia, mentre in India per esempio viene chiamato Occhio di Shiva, Moneta di Sirena in Sudafrica, Occhio di Naxos in Grecia e Occhio di Gatto in Australia e Nuova Zelanda.

In Sardegna ovviamente, gli sono stati attribuiti dei nomi in lingua sarda, che variano a loro volta in base alle diverse località dell’isola. I nomi sardi genericamente più conosciuti diffusi sono “pedra ‘e s’ogu” che letteralmente significa pietra dell’occhio, oppure “pinnadeddu” termine generico che si usava per indicare una pietra con funzione protettiva e portafortuna che si regalava ai neonati. 

DOVE SI TROVA L’OCCHIO DI SANTA LUCIA

L’Occhio di Santa Lucia è un amuleto che proviene dal mare e proprio per questo molto diffuso tra i marinai, che trasportato dalle correnti raggiunge le rive di tutte le zone costiere. Diffuso in tutta la Sardegna, non è raro trovarlo facilmente negli splendidi e limpidissimi bassi fondali dell’isola, mentre si passeggia sulla spiaggia o sulla battigia.

In particolar modo, circa 20 anni fa in seguito al ripascimento della spiaggia del Poetto, camminando sul litorale tra Cagliari e Quartu Sant’Elena, se ne trovavano in grandi quantità e alcuni anche di notevoli dimensioni.

In Sardegna, si trova spesso sulle spiagge in seguito a una giornata di mare grosso o mareggiate e trovarlo casualmente, è segno di buon auspicio e buona fortuna.

COSA E’ L’OCCHIO DI SANTA LUCIA

Solitamente l’Occhio di Santa Lucia, viene associato a una pietra anche se non è assolutamente così, in realtà infatti, si tratta di un opercolo calcareo ricoperto da uno strato corneo, appartenente a un mollusco che è presente in quasi tutto il Mediterraneo. Quello che noi utilizziamo come talismano portafortuna, in parole semplici è la porta di casa della Bolma rugosa, il mollusco che vive all’interno della conchiglia.

E’ proprio questo mollusco a produrre quel piccolo oggetto che noi chiamiamo Occhio di Santa Lucia, e lo usa come “tappo” per chiudersi e proteggersi all’interno della conchiglia.

Quando il mollusco muore, l’opercolo perde la sua funzione e si stacca dalla conchiglia, ed è così che inizia il suo viaggio trasportato dalle correnti marine.

COME E’ FATTO L’OCCHIO DI SANTA LUCIA

Si presenta con una forma tondeggiante-ellittica e l’opercolo ha due lati o due facce, come una medaglia o una moneta, che riportano notevoli differenze.

La parte o il lato esterno, si presenta sporgente e spicca per i suoi colori accessi e sgargianti, che vanno dal giallo all’arancione o dal rosso al marrone, mentre il lato interno, cioè quello che sta a contatto con il mollusco, è piatto, di colore bianco ed è caratterizzato da una sorta di disegno a spiarle.

Le misure variano solitamente tra i 2-3 centimetri, ma se ne trovano anche di più grandi o più piccoli. Le sue forme così diverse e dettagliate, ricordano vagamente nei 2 lati, un occhio o un embrione, ed è probabilmente anche per questi motivi che in Sardegna è legato a diverse usanze e tradizioni.

OCCHIO DI SANTA LUCIA – LEGGENDA E ORIGINI DEL NOME

Le origini del nome, derivano da una leggenda molto conosciuta in Italia, che vede come protagonista una giovane Lucia, colei che in seguito diverrà Santa Lucia.

La leggenda narra che Lucia fosse figlia di una nobile famiglia siracusana, una ragazza dagli occhi bellissimi e luminosi. Sua madre era affetta da una malattia incurabile e Lucia pregò con fervore la Vergine Maria per la sua guarigione. Le sue incessanti preghiere furono ascoltate e un giorno qualunque, accadde il miracolo, la madre guarì.

Da quel giorno, la devozione di Lucia per la Santa Vergine diventò immensa, tanto che, per allontanare ed evitare tutti i possibili corteggiatori, decise di strapparsi gli occhi e gettarli in mare, come segno di gratitudine per la grazia ricevuta.

Da quel momento in poi Lucia si dedicò completamente alla preghiera e ad aiutare il prossimo, compiendo anche diversi miracoli, la Vergine quindi, per ringraziarla della sua devozione le restituì la vista donandole gli occhi più belli e più luminosi che mai si fossero visti.

OCCHIO DI SANTA LUCIA – USANZE E TRADIZIONI IN SARDEGNA

In Sardegna l’Occhio di Santa Lucia è uno degli amuleti più utilizzati contro il malocchio e inoltre gli viene attribuiti anche un grande potere benefico contro le malattie degli occhi e in particolare contro la cataratta.

A Oristano per esempio era usanza incastonare diversi Occhi di Santa Lucia in una placca rettangolare d’argento, che sarebbe stata usata in seguito come oggetto protettivo per le partorienti, la placca veniva infatti poggiata sul ventre al momento del parto, affinché fossero scongiurate complicazioni sia per la madre che per il neonato.

Inoltre un’altra usanza diffusa in quasi tutta la Sardegna, prevedeva l’obbligo per le nonne e la madrine di battesimo, di donare l’Occhio di Santa Lucia al nuovo nato

Veniva regalato solo in ambito famigliare e non veniva mai ceduto in prestito, ma nemmeno chiesto in prestito, in quanto veniva ritenuto un oggetto esclusivamente personale, ovvero atto a proteggere la persona a cui era stato donato.

Oggi gli orafi e i maestri artigiani sardi, trasformano questo oggetto in preziosi e ricercati gioielli, lo si trova spesso incastonato in bellissimi ciondoli, ma anche sotto forma di orecchini, bracciali, spille e perfino gemelli.

Inoltre se incastonato in un anello, assume un diverso potere e aumenta il suo potenziale, in quanto aiuta a curare e prevenire l’emicrania, in questo caso viene detto “aneddu de sa meigannia” ossia anello dell’emicrania

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