Canto a tenore sardo: 20 anni dalla cerimonia ufficiale del 2006
Il 9 ottobre 2006 a Roma venne celebrato il riconoscimento internazionale di una delle espressioni più originali della cultura dell’Isola. Il canto a tenore sardo era già stato proclamato dall’UNESCO nel 2005: vent’anni dopo la cerimonia, la sfida è conservarne le radici e trasmetterlo alle nuove generazioni.
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La cerimonia a Roma del 9 ottobre 2006
Il 9 ottobre 2026 ricorrono vent’anni dalla cerimonia romana dedicata al canto a tenore sardo. La data è documentata da una cronaca pubblicata il giorno successivo e da studi sul percorso italiano del patrimonio culturale immateriale.
La cerimonia si tenne nella sede di rappresentanza della Regione Sardegna a Roma. Secondo il resoconto giornalistico dell’epoca, Giovanni Puglisi, allora presidente della Commissione nazionale italiana per l’UNESCO, consegnò l’attestato ai rappresentanti della Provincia di Nuoro.
Tra i partecipanti ricordati dalle cronache figurano Peppino Paffi, Elisabetta Pilia e Daniele Cossellu, esponente dei Tenores di Bitti. È un passaggio che racconta il ruolo delle istituzioni e soprattutto delle comunità che hanno custodito questa forma di espressione collettiva.
Il riconoscimento UNESCO: le tre date da distinguere
La proclamazione del canto a tenore sardo come Capolavoro del Patrimonio Orale e Immateriale dell’Umanità risale al 25 novembre 2005. La cerimonia del 9 ottobre 2006 non fu quindi la data del primo riconoscimento, ma un momento ufficiale di celebrazione e consegna dell’attestato.
Nel 2008, con il nuovo sistema di tutela previsto dalla Convenzione UNESCO del 2003, il canto a tenore entrò nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’umanità. La scheda UNESCO dedicata al canto a tenore consente di approfondirne caratteristiche e valore culturale.
Quattro voci, una tradizione della Sardegna pastorale
Il canto a tenore sardo è una forma di polifonia tradizionale diffusa soprattutto nella Sardegna centrale. Quattro cantori, generalmente disposti in cerchio, intrecciano timbri e registri differenti dando vita a un suono immediatamente riconoscibile.
Sa boghe conduce il canto e interpreta il testo. Su bassu e sa contra costruiscono la trama vocale con timbri profondi e gutturali, mentre sa mesu boghe completa l’armonia con una voce più acuta.
Non è soltanto musica da palcoscenico. Il canto a tenore sardo è legato agli incontri nei paesi, alle feste e alle occasioni comunitarie. Ogni territorio conserva particolarità stilistiche e repertori propri: proprio questa diversità rappresenta una ricchezza da salvaguardare.
Il canto a tenore sardo tra tutela e nuove generazioni
Il riconoscimento internazionale non ha cancellato i rischi per la tradizione. Il mutamento della società pastorale e la trasformazione di alcune esibizioni in prodotti destinati al turismo possono indebolire la trasmissione spontanea del canto.
La tutela richiede quindi molto più dell’organizzazione di concerti: servono occasioni di apprendimento, documentazione delle varianti locali e continuità tra i cantori più esperti e i giovani. L’obiettivo è mantenere viva una pratica sociale, non soltanto conservarne una registrazione.
Un esempio della capacità di raggiungere pubblici nuovi è l’esibizione dei Tenores di Bitti sul palco di Sanremo, raccontata anche da NotizieSarde.it nel 2024.
Il progetto Amparu e il futuro del patrimonio
Nel dicembre 2025 la Regione Sardegna ha presentato Amparu, un progetto di salvaguardia promosso dall’Istituto Superiore Regionale Etnografico. L’iniziativa mette al centro documentazione, ricerca, laboratori e coinvolgimento delle comunità.
La rete illustrata in occasione della presentazione coinvolge oltre 300 cantori e più di 60 comunità. Sono numeri che restituiscono l’ampiezza di una tradizione viva, articolata in molte espressioni locali.
A vent’anni dalla cerimonia di Roma, il valore del canto a tenore sardo si misura anche nella sua capacità di continuare a vivere nei paesi dell’Isola. Il riconoscimento UNESCO resta una tappa fondamentale, ma il futuro dipende dalle persone che ogni giorno lo praticano e lo tramandano.







