Tempio di Antas
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Il Tempio di Antas è stato scoperto dal generale La Marmora nel 1836 e restaurato nel 1967

La valle dove si trova il Tempio di Antas è stata individuata come possibile sede di Metalla, città mineraria romana, mai rintracciata e divenuta ‘mito’

Il Tempio di Antas, nella quiete, lontano da centri abitati, è incastonato tra i rilievi dell’Iglesiente, in mezzo a una valle dominata dal monte Conca s’Omu, che in primavera assume l’aspetto di una silenziosa Avalon, ammantata da un prato di margherite bianche e profumata dal rosmarino.

Scorgerai il suggestivo tempio di Antas dai tornanti della statale che collega Iglesias a Fluminimaggiore, sul cui territorio ricade e da cui dista circa dieci chilometri.

Il monumento attuale è quello romano, scoperto dal generale La Marmora nel 1836 e restaurato nel 1967. Costruito in varie fasi con pietra calcarea locale, restano in piedi una gradinata d’accesso e un podio ornato da eleganti colonne perfettamente allineate. Nell’Antichità era già famoso, citato dal geografo egiziano Tolomeo (II secolo d.C.).

Nel sito, sacro già in età nuragica (IX secolo a.C.), alla fine dell’età del Ferro si stanziarono i cartaginesi, poi (a metà III a.C.) giunsero i romani.

La zona era una grande attrazione per gli abbondanti giacimenti di piombo e ferro, tanto che la valle di Antas è stata individuata come possibile sede di Metalla, città mineraria romana, mai rintracciata e divenuta ‘mito’.

L’area archeologica è la sovrapposizione di insediamento nuragico e due santuari, dedicati prima al dio punico, guerriero e cacciatore, Sid Addir e successivamente al corrispettivo sardo Sardus Pater Babai.

Antistanti le gradinate del tempio romano, vedrai i resti di quello punico. Il primo sacello fu su un affioramento di roccia calcarea ritenuta sacra: le tracce di bruciato documentano i sacrifici alla divinità.

Il santuario fu completato nel V secolo a.C.. e ristrutturato a fine IV a.C. Intorno all’altare sono stati ritrovati numerosi ex voto.

Dopo aver vissuto le fasi cartaginese e punico-ellenistica, in epoca romana il tempio conobbe il massimo splendore, costruito per volere di Augusto e restaurato durante l’impero di Caracalla (213-17 d.C.), al quale si riferisce l’epigrafe sul frontone: “Imperatori Caesari M. Aurelio Antonino. Augusto Pio Felici templum dei Sardi Patris Babi vetustate conlapsum (…)”.

Il pronao presenta quattro colonne frontalmente e due sui lati: sono alte circa otto metri, dal fusto liscio, con basi attiche e capitelli ionici.

La cella, accessibile dai lati, è profonda undici metri. Il pavimento era rivestito di un mosaico bianco, in parte ancora ammirabile.

Tempio di Antas Sardus Pater fluminimaggiore 1
Tempio di Antas Sardus Pater fluminimaggiore 2

L’adyton (area cultuale) ha due vani dotati di cisterne quadrate, profonde un metro, che contenevano l’acqua per i riti di purificazione. Il prospetto, in origine, era coronato da un frontone triangolare.

Della gradinata restano tre ripiani – in parte ricostruiti – ma un tempo si componeva di numerosi altri; sul quarto si elevava l’ara sacrificale, come da canoni romani. Forse era presente una statua del dio dei sardi.

A circa venti metri dal podio romano, troverai tombe a pozzetto di meno di un metro di diametro, appartenenti a un’estesa necropoli risalente a inizio età del Ferro.

Una di esse ha restituito il bronzetto di una divinità maschile nuda che impugna con la sinistra una lancia, forse è proprio il Sardus Pater oppure il Sid. All’area sepolcrale nuragica fanno riferimento i resti di un villaggio (XIII-IX a.C.) distante 200 metri dal tempio: è composto da ambienti circolari edificati con piccole pietre cementate con malta.

Fu riabitato in età tardo-romana. A venti minuti di cammino troverai la cava romana dalla quale derivano i massi calcarei usati per il tempio. Dal sito archeologico, un sentiero già nuragico poi strada romana – che tuttora riconoscerai – ti condurrà a su Mannau, una delle dieci grotte più belle d’Italia secondo il Touring Club.

La sua ‘sala archeologica’ era luogo sacro prenuragico e nuragico: vi si praticava il culto delle acque, come testimoniato da svariati resti di lucerne a olio e navicelle votive. Il complesso carsico, ‘scolpito’ 540 milioni di anni fa e tuttora ‘vivo’, si insinua per otto chilometri nel cuore del sottosuolo iglesiente.

Nella visita ‘turistica’ su passerelle sospese avanzerai tra sfumature rosse della roccia, cascatelle e laghetti blu, colate alabastrine e aragoniti, stalattiti, stalagmiti e cristalli.

Come arrivare al Tempio di Antas

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