Alierasaurus ronchii – Il proto-dinosauro vissuto in Sardegna
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Alierasaurus ronchii - Scoperti nei pressi di Alghero i resti fossili del parente più antico dei dinosauri

Autocarrozzeria Cirina Selargius

I resti fossili dell’antichissimo proto-dinosauro Alierasaurus ronchii sono stati scoperti in Sardegna, precisamente nei depositi della Formazione di Cala del Vino, sul promontorio di Torre del Porticciolo nei pressi di Alghero.

La notizia non è certo una novità, in quanto i primi resti dell’esemplare sono stati scoperti nell’ormai lontano 2008 da uno studente dell’Università di Pavia, durante un campo di geologia diretto dal professore Ausonio Ronchi, e successivamente studiati da un’équipe di paleontologi del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università La Sapienza di Roma, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pavia e il Museum für Naturkunde di Berlino.

E’ però certamente una curiosità da non lasciarsi sfuggire, che riguarda la vita nella storia più antica della nostra terra.

IL PRIMO GIGANTE ERBIVORO SCOPERTO IN ITALIA

Ebbene si, i fossili di Alierasaurus ronchii, il primo sinapside basale scoperto in Italia, sono stati ritrovati in Sardegna.

I primi ritrovamenti come già detto sono avvenuti nel 2008, e in seguito a questa formidabile scoperta, negli anni a seguire sono state effettuate dieci campagne di scavo, durante le quali sono state recuperate oltre 70 ossa e numerosi frammenti, che hanno reso possibile la ricostruzione dell’animale nelle sue fattezze.

La prima descrizione del Alierasaurus ronchii viene fatta nel 2014,  basandosi sui resti fossili dell’esemplare ritrovato nei pressi di Alghero.

Alierasaurus ronchii è stato un caseide erbivoro di grandi dimensioni, vissuto nel Permiano medio, circa 279 e 272 milioni di anni fa.

Già dai primi scavi, gli scienziati avevano ipotizzato di avere a che fare con uno dei più grandi erbivori rinvenuti, infatti gli esami specifici delle parti del cranio, delle vertebre e del piede lo hanno ora confermato.

In base alle dimensioni dei resti ossei ritrovati, si è potuto affermare senza dubbio che il Alierasaurus ronchii poteva essere considerato un gigante.

La sua lunghezza infatti si aggirava intorno ai 7 metri, ma aveva la caratteristica di avere un collo molto corto e addirittura la testa ancora più piccola se proporzionata al resto del corpo. Nell’insieme perciò, l’animale appariva tozzo come un barilotto, con arti anteriori più lunghi e robusti rispetto a quelli posteriori.

Altra particolarità era la presenza di un apparato masticatorio rudimentale. I denti non venivano infatti utilizzati per masticare il cibo, ma per strappare le piante che poi venivano inghiottite intere. Il cibo veniva triturato grazie alla presenza di una lingua possente che comprimeva i vegetali su dei denticoli presenti sulle ossa del palato.

La notizia venuta ai fatti di cronaca negli anni successivi agli studi, è stata pubblicata da diverse importanti riviste scientifiche come Palaeontologia Electronica e in maniera più dettagliata sul National Geographic. Il motivo di tanto clamore stava nel fatto che sino alla scoperta dei resti rinvenuti nei pressi di Alghero, si pensava che questi stessi esemplari fossero limitati a una ristretta zona geografica degli Stati Uniti.

Grazie a questo ritrovamento si è potuto fare luce su diversi aspetti della vita di questo particolare e antico parente dei dinosauri. “L’esemplare è unico e importantissimo dal punto di vista scientifico – dichiarò al National Geographic Italia Marco Romano, paleontologo del Museum fur Naturkunde di Berlino, e coordinatore dello studio – I fossili dei caseidi sono estremamente rari: quasi tutti sono stati ritrovati in Nord America, e in Europa sono solo quattro quelli descritti su articoli scientifici. La scoperta ha inoltre importanti ricadute sul piano paleobiogeografico, in grado di far luce sulla distribuzione geografica e la dispersione dei sinapsidi basali nel Paleozoico superiore“.

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