La famiglia Sodder, dalla Sardegna all'America, un caso mai risolto
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La famiglia Sodder, l'incendio che segno il loro destino e i 5 bambini scomparsi

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Questa è la storia di una famiglia colpita da una terribile tragedia,  che divenne in seguito uno tra i casi di scomparsa di bambini più famoso, conosciuto e studiato della storia

Il caso della famiglia Sodder ha inizio nella notte del 24 dicembre 1945, quando un incendio divampò mentre tutti dormivano, e in poco tempo si propagò in tutta la casa, quella fu la notte che cambiò per sempre la vita della famiglia Sodder.

LE ORIGINI SARDE DELLA FAMIGLIA SODDER

I Sodder erano una famiglia di origini italiane, il padre, conosciuto come George Sodder, era di origini sarde. Nato a Tula, in provincia di Sassari il 22 novembre del 1895 e registrato con il nome di Giorgio Soddu, si dice lasciò la Sardegna molto giovane per emigrare negli Stati Uniti. 

La sua storia è avvolta dal mistero e dalle incertezze fin dal principio, infatti esistono diverse teorie sulla data della sua partenza e sulle motivazioni per cui Giorgio Soddu lascio la Sardegna.

Una di queste dice che, Giorgio Soddu partì per l’America appena adolescente, alla tenera età di 13 anni insieme a un fratello più grande,  che in seguito tornò a casa non appena entrambi i ragazzi ebbero sdoganato a Ellis Island, per alcune misteriose e non ben precisate vicende di vendetta o malavita.

Un’altra teoria è che partì per l’America a bordo del piroscafo ‘Verona’, partito da Napoli, e raggiunse il porto di New York City il 1 aprile del 1911, probabilmente per gli stessi motivi che spinsero tantissimi sardi in quegli anni a cercare fortuna, o semplicemente migliori condizioni di vita e di lavoro dall’altra parte dell’oceano.

Per il resto della sua vita, Giorgio Soddu non parlò molto né del suo passato, né del motivo per cui lasciò la Sardegna, in America iniziò una nuova vita, cambiando il anche suo nome in George Sodder, quasi a voler completamente cancellare ogni traccia del suo passato.

LA VITA AMERICANA DI GIORGIO SODDU, UN SARDO CHE HA REALIZZATO IL SOGNO AMERICANO

Giorgio Soddu, inizialmente trovò impiego nelle ferrovie in Pennsylvania, dove trasportava acqua e rifornimenti ai lavoratori. Dopo alcuni anni si trasferì a Smithers, in West Virginia dove iniziò un lavoro più stabile come autista. In seguito avviò la sua società di autotrasporti, inizialmente trasportando terra di riempimento nei cantieri e successivamente trasportando carbone estratto nella regione.

A Smithers incontrò la sua futura moglie, Jennie Cipriani, una giovane pugliese anche lei emigrata dall’Italia con la famiglia quando era bambina. I due si sposano il 4 novembre del 1922, e si trasferiscono fuori dalla vicina Fayetteville, che aveva una grande popolazione di immigrati italiani, in una casa con struttura in legno a due piani a circa 3,2 km a nord della città.

Nel 1923 ebbero il primo dei loro 10 figli. Il lavoro di George andava a gonfie vele e in poco tempo divennero una delle famiglie della classe media più rispettate in circolazione.

Il carattere forte di George però, suscita antipatie nei suoi confronti, lui aveva opinioni forti su molti argomenti e non si faceva problemi ad esprimerle, a volte alienando le persone. In particolare, la sua stridente opposizione al dittatore italiano Benito Mussolini, che aveva portato ad alcune forti discussioni con altri membri della comunità italiana.

L’ultima dei figli Sodder, Sylvia, nasce nel 1942, a quel punto, il loro secondogenito Joe già maggiorenne, aveva lasciato la casa per prestare servizio militare durante la seconda guerra mondiale . L’anno successivo Mussolini fu deposto e giustiziato, ma le continue critiche di George verso il defunto dittatore non vennero mai dimenticate, e lui a modo suo in seguito alla notizia della morte del dittatore, manifestò un certo appagamento, che creò forti tensioni e aspri rancori, tra lui e alcuni membri della comunità.

Da quel momento in poi infatti, iniziarono ad accadere dei fatti strani, che tutta la famiglia notò, ma senza dare troppo peso.

GLI STRANI AVVENIMENTI PRIMA DELLA TRAGEDIA

Uno degli strani episodi, forse il più allarmante, accadde nell’ottobre del 1945, un venditore di assicurazioni sulla vita si presentò a casa Sodder con il pretesto di proporre una polizza, e dopo essere stato respinto, si rivolse a George in malo modo, lanciandogli un chiaro messaggio minaccioso: “La tua dannata casa andrà in fumo e la tua famiglia sarà distrutta. Sarai ripagato a dovere per le sudicie affermazioni che hai fatto su Mussolini”.

Un altro episodio fu quello della visitata di uno sconosciuto, che aggirandosi intorno alla casa, finse di compiere una sorta di sopralluogo e con la scusa di essere in cerca di lavoro, fece delle osservazioni sullo stato dei fusibili dell’impianto elettrico dicendo che avrebbero potuto provocare un incendio un giorno. George rimase perplesso dalla sua affermazione, in quanto aveva appena fatto ricablare la casa quando era stata installata una stufa elettrica, e la compagnia elettrica locale aveva detto in seguito che era sicuro. 

Qualche settimana prima di quel tragico Natale, anche i figli maggiori di George avevano notato qualcosa di strano, notarono spesso una strana macchina mai vista prima, parcheggiata lungo l’autostrada principale che attraversava la città. Gli strani individui dall’interno della macchina, osservavano i bambini Sodder più piccoli mentre tornavano a casa da scuola

IL TRAGICO INCENDIO DEL 24 DICEMBRE 1945

La vigilia di Natale arrivò, e la famiglia Sodder nonostante la stanchezza per la dura giornata lavorativa, festeggiò gioiosamente, tutti erano presenti, tranne il primogenito John, ancora sotto le armi e che non vede la famiglia dal 1943.

Alcuni dei figli più grandi per la grande stanchezza, andarono a letto intorno alle 22:00, i più piccoli presi dalla felicità del momento, iniziarono a scartare alcuni regali, chiedendo di poter stare alzati ancora un pò.

Jennie (la madre) acconsentì, e andò a dormire al primo piano, portando con se la piccola Sylvia e lasciando i bambini a giocare mentre ascoltavano la radio aspettando di sentire l’arrivo di Babbo Natale. Mary Anne, una delle sorelle più grandi alla quale è stata affidata la loro custodia, verso la mezzanotte crollò e si addormentò mentre legge una rivista.

Circa mezz’ora dopo la mezzanotte il telefono squillò, Jennie si svegliò e andò al piano di sotto per rispondere. All’altro capo del telefono c’era una donna che chiedeva qualcuno che Jennie non conosceva, in sottofondo il suono di risate e tintinnio di bicchieri. Jennie liquidò la donna, dicendo che aveva chiamato il numero sbagliato, ricordando in seguito la “strana risata” della donna. 

Mentre tornava a letto, notò che le luci erano ancora accese e le tende non erano tirate, due cose di cui normalmente si occupavano i bambini quando rimanevano alzati più tardi dei genitori. Vide Mary addormentata sul divano del soggiorno, quindi pensò che gli altri bambini fossero tornati nelle loro stanze in soffitta, quindi chiuse le tende, spense le luci e tornò a letto.

All’una di notte, Jennie fu di nuovo svegliata dal rumore di un oggetto che sembrava provenire dal tetto della casa, avvertì una sorta di scoppio seguito da un rumore di rotolamento. Restò ad ascoltare qualche minuto e non sentendo più nulla tornò a dormire. 

Dopo un’altra mezz’ora si svegliò di nuovo, sentendo un fortissimo odore di fumo, a quel punto Jennie si accorse che gran parte della casa era in fiamme, e anche George si svegliò sentendo le grida della moglie. Così svegliarono anche i figli maggiori, e li portano in salvò fuori dalla casa.

I DISPERATI TENTATIVI PER SALVARE I BAMBINI

I bambini che stavano in soffitta non risposerò ai richiami, e George tentò di raggiungerli, ma ormai le fiamme avevano avvolto la casa. I tentativi per trovare aiuto e salvare i bambini risultarono inaspettatamente complicati. 

Il telefono, che poco prima squillò in quella starna telefonata, improvvisamente non funzionava più, quindi Mary corse a casa di un vicino per chiamare i vigili del fuoco di Fayetteville, ma senza successo. Anche un automobilista sulla strada vicina aveva visto le fiamme e aveva chiamato da una vicina taverna, anche loro non hanno avuto successo, perché non riuscirono a raggiungere l’operatore.

George nel mentre, tentò di arrampicarsi a piedi nudi sul muro esterno della casa e sfondò una finestra, tagliandosi un braccio. Pensò quindi di usare una scala per raggiungere la soffitta e salvare gli altri bambini, ma la scala non era nel suo solito posto e verrà ritrovata in seguito in un fosso a 23 metri di distanza.

Pensò allora di raccogliere l’acqua da un barile per la raccolta delle acque piovane, ma la trovò congelata. George preso dalla disperazione, pensò di usare i camion che usava nella sua attività per salire e raggiungere la finestra della soffitta, ma nessuno dei due partiva nonostante avessero funzionato perfettamente fino al giorno prima

A quel punto non sapevano più cosa fare e rimasero inermi e rassegnati a guardare la casa bruciare e crollare nei successivi 45 minuti. I vigili del fuoco, a corto di personale a causa della guerra, arrivarono soltanto otto ore dopo, quando ormai tutto era ridotto in cenere.

LE INDAGINI, I DUBBI E L’IPOTESI DEL RAPIMENTO

I Vigili del fuoco eseguirono i sopralluoghi, per verificare se ci fosse qualche resto dei bambini, ma non fu trovato nulla, nemmeno un osso o un dente come spesso accade dopo un incendio in cui ci siano state delle vittime. Il comandante dei vigili del fuoco si convinse quindi, che i cinque bambini scomparsi fossero morti nell’incendio, suggerendo che fosse stato abbastanza caldo da bruciare completamente i loro corpi. 

Tuttavia furono eseguite delle indagini approfondite e fu avviata un’inchiesta, secondo la quale l’incendio fu causato da un “cablaggio difettoso”. Tra i giurati c’era anche l’uomo che aveva minacciato George che la sua casa sarebbe stata bruciata e i suoi figli distrutti come punizione per le sue osservazioni contro Mussolini.

I Sodder però non si rassegnarono mai e furono assaliti dal dubbio che i bambini fossero in realtà stati rapiti. Non molto tempo dopo infatti, la famiglia Sodder iniziò a mettere in discussione tutti i risultati ufficiali sull’incendio. Si chiesero perché, se l’incendio era stato causato da un problema elettrico, le luci natalizie rimasero accese durante le prime fasi dell’incendio, quando sarebbe dovuta mancare la corrente, e poi perché la scala fu ritrovata così lontano dalla casa.

In seguito un riparatore telefonico disse ai Sodders che la linea telefonica della casa non era stata bruciata dall’incendio, come avevano inizialmente pensato, ma bensì tagliata di netto. Un uomo che i vicini avevano visto rubare alcuni oggetti dalla proprietà dei Sodder nel periodo dell’incendio, fu  arrestato in seguito alla sua confessione, l’uomo ammise di aver compiuto il furto e affermò di essere stato lui a tagliare la linea telefonica, pensando che fosse una linea elettrica, ma negò categoricamente di avere qualcosa a che fare con l’incendio. Tuttavia non esiste nessuna registrazione che identifichi il sospetto e il motivo per cui avrebbe fatto tutto questo.

Jennie inoltre, non credette mai alla convinzione del comandante dei Vigili del fuoco, che affermò che tutte le tracce dei corpi dei bambini fossero state completamente bruciate nel fuoco. Molti degli elettrodomestici erano stati ritrovati, ancora riconoscibili, nella cenere quindi perché i resti dei suoi figli sarebbero dovuti sparire nel nulla?

La donna iniziò quindi a documentarsi, confrontato i risultati dell’incendio della sua abitazione, con il resoconto di un giornale su un incendio domestico molto simile, in cui erano morte 7 persone e in quel caso furono ritrovati i resti scheletrici di tutte le vittime. Jennie fece anche degli esperimenti, bruciando mucchietti di ossa di animali per vedere se sarebbero stati completamente consumati, ma non fu mai così. 

Contattò anche un impiegato di un crematorio locale, che le spiegò che le ossa umane rimangono anche dopo che i corpi sono stati bruciati a 2.000 ° F (1.090 ° C) per oltre due ore, molto più a lungo e più caldo di quanto avrebbe potuto essere l’incendio della sua casa. La tesi del comandante quindi, non poteva reggere in nessun modo. 

GLI AVVISTAMENTI, I NUOVI INDIZI E I DEPISTAGGI

La famiglia Sodders, non ricostruì mai la casa, demolirono ciò che ne restava e piantarono fiori sul terreno trasformandolo in un giardino commemorativo, in memoria dei loro 5 figli perduti. Jennie curò il giardino per il resto della sua vita, fino all’ultimo dei suoi giorni. 

All’inizio del 1946 vennero a galla ulteriori sviluppi delle indagini, che rafforzarono ulteriormente i dubbi e la convinzione della famiglia Sodder, che i 5 bambini dichiarati morti nell’incendio, potessero essere effettivamente scomparsi e ancora vivi chissà dove.

Partendo dalle prove che indicavano chiaramente che l’incendio non era stata causato da un guasto elettrico, ma che fu di origine dolosa. A questo proposito, esiste la “testimonianza chiave” di un’autista di autobus, che dichiarò che nella sera dell’incendio, mentre percorreva le strade di Fayetteville, vide alcune persone lanciare delle ”palle di fuoco” contro la casa dei Sodder.

Fu anche trovata una prova, che poteva confermare la dichiarazione dell’autista. Qualche mese dopo l’incendio, quando la neve si era ormai sciolta, Sylvia, la più piccola dei figli Sodder, trovò un strano oggetto nei pressi del terreno della casa, piccolo e duro, di colore verde scuro, che pareva essere molto simile a una bomba a mano.

Altri testimoni, affermarono in seguito di aver visto con i loro occhi, i bambini Sodder scomparsi. Una donna, che quella sera guardava l’incendio dalla strada, disse di aver visto alcuni di loro guardare in direzione della casa che bruciava, mentre erano a bordo di un auto che passava lì davanti.

Un’altra donna, affermò di averli incontrati il giorno seguente all’incendio, in un’area di sosta tra Fayetteville e Charleston, dichiarando di aver servito loro la colazione e aggiungendo un dettaglio particolare, disse di aver notato anche la presenza di un’auto con targa della Florida, ferma nel parcheggio dell’area di sosta.

Nella famiglia Sodders, in seguito ai nuovi sviluppi e alle numerose testimonianze di avvistamento dei 5 bambini scomparsi, si fece sempre più forte la convinzione che i loro figli potessero essere stati rapiti.

Quindi assunsero, una persona estranea ai fatti, che non potesse essere in alcun modo coinvolta, un investigatore privato di nome Tinsley, per indagare ulteriormente sul caso. Fu proprio Tinsley ha informare la famiglia che il venditore di assicurazioni che si presentò a casa Sodder,  faceva parte della giuria che stabilì che l’incendio fu causato da un incidente. 

Inoltre scoprì che a Fayetteville giravano delle voci, secondo cui il comandante dei Vigili del fuoco durante il sopralluogo, trovò in mezzo alle ceneri un cuore, ritrovamento di cui non fece parola con nessuno. Si diceva che portò via con se questo cuore, per poi seppellirlo segretamente, chiuso all’interno di una scatola di metallo.

Indagando su queste voci, si scoprì che erano effettivamente fondate. Il comandante dei Vigili del fuoco confessò e confermò tutto, e mostrò ai coniugi Sodder il luogo dove aveva seppellito la scatola, per poi disseppellirla e consegnarla a loro.

I Sodder fecero analizzare il contenuto della scatola a un impresario di pompe funebri locale , che dopo averlo esaminato accuratamente,  disse loro che si trattava in realtà di fegato di manzo fresco che non era mai stato esposto al fuoco. 

Successivamente, il comandante dei Vigili del fuoco, ammise di aver architettato tutto, che quell’organo non proveniva dal luogo dell’incendio e che lo seppellì in quel modo con la speranza che i Sodder lo trovassero e si rassegnassero convincendosi che i bambini fossero morti nell’incendio.

A George capitò di vedere una foto in una rivista, che raffigurava un gruppo di giovani ballerini di una scuola di danza di New York, uno dei quali assomigliava a Betty, una delle figlie scomparse. George non ci pensò due volte, e si recò in quella scuola a New York, chiedendo più volte di poter incontrare la ragazza della foto, ma le sue richieste vennero sempre categoricamente respinte, così fu costretto a tornare a casa senza poter verificare se quella ragazza nella foto fosse in realtà sua figlia.

George cercò anche di interpellare i servizi del FBI per indagare sul caso, scrivendo diverse lettere a cui rispose personalmente il direttore del FBI Edgar Hoover. Nella sua lettera di risposta c’era scritto: “”Sebbene mi piacerebbe essere al servizio, la questione relativa sembra essere di carattere locale e non rientra nella giurisdizione investigativa di questo ufficio”. “Se le autorità locali richiedessero l’assistenza dell’ufficio – aggiunse – ovviamente potrei assistere nelle indagini”. Sia la polizia che i vigili del fuoco di Fayetteville, non è chiaro per quale motivo, purtroppo si rifiutarono di chiedere la collaborazione del FBI, ma la famiglia Sodder non aveva alcuna intenzione di arrendersi e continuarono nelle ricerche.

La famiglia Sodder, dalla Sardegna all'America, un caso mai risolto
Il cartellone con la ricompensa affisso dai coniugi Sodder

LA CHIUSURA UFFICIALE DEL CASO, LA RICOMPENSA E LA MISTERIOSA FOTOGRAFIA

Negli anni a seguire, la famiglia continuò imperterrita a indagare, nell’agosto del 1949, George riuscì a convincere Oscar Hunter, un patologo di Washington, a supervisionare una nuova ricerca nella sporcizia del sito della casa. I risultati di questa ricerca molto approfondita, portarono a un altro strano ritrovamento.

Oltre ad alcuni oggetti appartenenti alla famiglia, tra cui un dizionario e alcune monete, furono ritrovati diversi piccoli frammenti ossei, che furono poi catalogati come vertebre umane. In seguito ad accertamenti eseguiti sui resti ossei, fu confermato che appartenevano tutti allo stesso individuo, che si presume avesse un’età di circa 16-17 anni al momento della morte, età che non combaciava con nessuno dei bambini scomparsi. Inoltre gli accertamenti confermavano che quelle ossa non mostravano alcun segno di esposizione alle fiamme.

Successivamente Tinsley (l’investigatore privato) indagò ulteriormente, arrivando alla conclusione che quei frammenti ossei provenivano da un cimitero nel vicino Mount Hope, ma non poteva spiegare perché, come o quando fossero stati portati da lì sul luogo dell’incendio. 

Questi ultimi risvolti sul caso, suscitarono interesse a livello nazionale e la legislatura del West Virginia tenne due udienze sul caso nel 1950. Successivamente, tuttavia, il governatore e il sovraintendente della polizia di stato chiusero il caso a livello statale, dicendo ai Sodders che era un caso “senza speranza”.

Con la chiusura ufficiale del caso, la famiglia Sodder non si rassegna. Iniziano a stampare e distribuire volantini con le foto dei 5 bambini scomparsi, offrendo anche una ricompensa, inizialmente di $ 5.000, successivamente raddoppiata a $ 10.000, a chiunque potesse fornire informazioni utili a risolvere il caso, anche solo per uno di quei 5 bambini scomparsi.

Nel 1952, affissero un grande cartellone pubblicitario nel sito della casa e un altro lungo la US Route 60 con le stesse informazioni riportate sui volantini. 

Dedicarono ogni loro sforzo nella continua ricerca dei loro figli, e questo portò negli anni ad altre dichiarazioni di avvistamenti dei bambini.

Una donna che gestiva un albergo a Charleston, disse di aver visto i bambini circa una settimana dopo l’incendio. Affermò di non ricordare la data esatta, ma di essere quasi certa che i bambini entrarono verso mezzanotte, accompagnati da 2 uomini e 2 donne, che le parvero tutti di origine italiana, perché quando di rivolgersi ai bambini, uno degli uomini la guardò in modo ostile e parlò con il resto del gruppo in italiano, interrompendo ogni contatto con lei e portando tutti in camera fino alla mattina successiva, quando lasciarono l’albergo.

Le dichiarazioni della donna però, non furono considerate attendibili perché si fece avanti solo 5 anni dopo l’avvenimento dei fatti, e perché ritenevano impossibile che dopo tutto quel tempo potesse fornire delle informazioni così dettagliate.

George iniziò quindi a seguire tutte le piste e i possibili indizi da solo, viaggiando nelle zone da cui erano arrivate le informazioni.

Una donna affermò che Martha, una delle bambine scomparse, era detenuta in un convento in MissouriUn cliente di un bar in Texas, disse di aver sentito altre due persone fare dichiarazioni incriminanti su un incendio avvenuto la vigilia di Natale nel West Virginia alcuni anni prima

Nessuno di questi indizi si rivelò significativo, fino a quando un giorno George venne a sapere che un parente di Jennie in Florida, aveva figli simili ai suoi, e questo dovette dimostrare che i bambini erano suoi prima che George fosse convinto.

Nel 1967, George si recò a Houston per indagare su un’altra pistaUna misteriosa donna, scrisse una lettera alla famiglia Sodder, dicendo che Louis le aveva rivelato la sua vera identità una notte dopo aver bevuto troppo, aggiungendo che pensava che lui e Maurice vivessero entrambi da qualche parte in Texas. Con l’aiuto della polizia, George riuscì a trovare i due uomini descritti nella lettera, ma entrambi negarono di essere i figli scomparsi dei Sodder. Nonostante tutto però, George rimase afflitto da questo dubbio per il resto della sua vita.

La famiglia Sodder nello stesso anno, ricevette un’altra strana lettera, che li convinse potesse essere la prova più schiacciante che almeno Louis fosse ancora vivo. Jennie trovò una lettera indirizzata a lei nella cassetta della posta, con il timbro postale di Central City, Kentucky, ma senza l’indirizzo del mittente. 

All’interno c’era la foto di un giovane di circa 30 anni con lineamenti molto simili a quelli di Louis, che avrebbe avuto 30 anni se fosse sopravvissuto. Sul retro c’era scritto: <<Luigi SodderAmo il fratello FrankieIlil ragazziA90132 o 35>>.

La famiglia ingaggiò un altro investigatore privato per andare a Central City, ma quest’ultimo non fece mai fatto rapporto ai Sodders e in seguito sparì nel nulla, facendo perdere le sue tracce. 

Quella foto li riempì di speranza, infatti aggiunsero quella foto al cartellone e ne misero un ingrandimento sopra il caminetto.

In diverse interviste George, dichiarò che non potevano più andare oltre e che il tempo per loro stava per scadere. “Noi vogliamo solo sapere se sono morti nell’incendio, vogliamo esserne convinti. Altrimenti, vogliamo sapere che fine hanno fatto” questo fu l’ultimo disperato appello di George.

George Sodder morì nel 1969. Jennie e i suoi figli sopravvissuti continuarono a cercare risposte, tutti tranne John, che non parlò mai della notte dell’incendio se non per dire che la famiglia avrebbe dovuto accettare quello che era successo e andare avanti con le loro vite.

Dopo la morte di George, Jennie rimase nella casa di famiglia, continuando a curare il giardino nel sito dell’ex casa. Dopo la sua morte nel 1989, la famiglia tolse il cartellone, ormai consumato dal tempo e dalle intemperie.

I bambini Sodder sopravvissuti, ormai adulti, continuarono a pubblicizzare il caso e indagare sulle piste. Loro, insieme ai residenti più anziani di Fayetteville, ipotizzarono che i fratelli potessero essere stati rapiti dalla mafia siciliana e probabilmente riportati in Italia

Sylvia Sodder, la più giovane dei fratelli Sodder sopravvissuti, è morta nel 2021. “Sono stata l’ultima dei ragazzi a lasciare la casa”, ha dichiarato nel 2013, lei e suo ricorda, stavano spesso alzati fino a tardi, parlando di quello che sarebbe potuto succedere. “Ho vissuto a lungo il loro dolore” disse. Anche lei in fin dei conti credeva che i suoi fratelli fossero sopravvissuti quella notte e ha contribuito agli sforzi per trovarli e pubblicizzare il caso.

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