Pecorino Romano, 3.000 tonnellate ritirate dal mercato con PR Service
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Pecorino Romano, nuova strategia per produzione, scorte e mercati

Una nuova strategia per governare produzione, scorte e mercati e cercare di tutelare il valore di uno dei prodotti simbolo della Sardegna. La filiera del Pecorino Romano prova a cambiare passo con la nascita di PR Service, società costituita dai produttori con l’obiettivo di coordinare una serie di interventi strutturali sul comparto.

Il primo provvedimento è già di notevole portata: 3.000 tonnellate di Pecorino Romano saranno ritirate dal mercato. L’operazione riguarderà la campagna 2026-2027 e punta a riequilibrare la quantità di prodotto disponibile rispetto alle esigenze del mercato.

Non si tratta, però, di eliminare definitivamente il formaggio dalla commercializzazione. Le scorte verranno gestite nel tempo e potranno essere reintrodotte gradualmente quando la disponibilità sarà inferiore.

Pecorino Romano, cosa farà PR Service

PR Service nasce come strumento operativo della filiera e non come intervento temporaneo destinato esclusivamente a fronteggiare una fase difficile.

La società dovrà occuparsi della gestione delle scorte, ma anche della programmazione della produzione del Pecorino Romano, delle iniziative legate alla vendita del latte e del miglioramento qualitativo sia della materia prima sia del prodotto finito.

L’obiettivo è creare un sistema capace di programmare maggiormente l’offerta evitando che un’eccessiva quantità di formaggio disponibile sul mercato possa esercitare una pressione sul valore del prodotto.

Al progetto partecipano, insieme ai produttori, il Consorzio di tutela del Pecorino Romano, la Regione Sardegna e Sfirs. Il sistema finanziario sarà inoltre coinvolto nella costruzione degli strumenti necessari a sostenere l’operazione.

Il primo intervento: ritirare 3 milioni di chili

Il primo banco di prova sarà il cosiddetto destocking, termine utilizzato per indicare la riduzione e la gestione delle scorte.

La quantità individuata è significativa: 3.000 tonnellate, equivalenti a 3 milioni di chilogrammi di Pecorino Romano.

Il formaggio ritirato non dovrebbe rimanere indefinitamente nei magazzini. Il progetto prevede una reimmissione graduale nei periodi in cui, grazie alla programmazione della produzione, l’offerta disponibile sarà inferiore.

Parallelamente, la strategia prevede di intervenire sulla produzione futura, con l’obiettivo di ridurla di una quantità equivalente a quella inizialmente sottratta al mercato.

In questo modo si punta a trasformare le scorte da elemento potenzialmente critico a strumento attraverso il quale governare l’offerta nel medio periodo.

Una filiera da 39 milioni di chili

Nella campagna 2024/2025 sono stati prodotti oltre 39 milioni di chilogrammi di Pecorino Romano DOP. La filiera coinvolge quasi 9.000 allevatori e 47 caseifici, mentre il 92% della produzione è concentrato in Sardegna.

I caseifici hanno lavorato complessivamente oltre 300 milioni di litri di latte, dei quali circa il 76% è stato destinato alla produzione della DOP.

Anche la struttura produttiva presenta un equilibrio particolare: il sistema cooperativo rappresenta circa il 54% della produzione, mentre il restante 46% è riconducibile all’industria privata.

Numeri che spiegano perché l’andamento del Pecorino Romano abbia conseguenze che vanno ben oltre il settore caseario e coinvolga direttamente migliaia di aziende agricole sarde.

L’export vale il 60% della produzione

Uno dei punti centrali resta il rapporto con i mercati internazionali. Circa il 60% della produzione vendibile viene esportato. Nel 2025 le esportazioni hanno sfiorato complessivamente i 218mila quintali.

Gli Stati Uniti rimangono il principale mercato internazionale, con circa 131mila quintali esportati. Seguono i Paesi dell’Unione Europea, che assorbono quasi 55mila quintali.

Negli ultimi anni stanno però crescendo altri mercati. Secondo i dati diffusi dal Consorzio, nel 2025 il Regno Unito ha registrato un incremento dell’8,6%, il Canada del 16% e l’Australia del 19,6%.

Perché le scorte incidono anche sul prezzo del latte

Dietro la gestione del Pecorino Romano c’è una questione particolarmente importante per la Sardegna: la remunerazione degli allevatori.

Una produzione che cresce più velocemente della capacità del mercato di assorbirla può generare un eccesso di disponibilità. In uno scenario del genere aumenta il rischio di pressione sui prezzi del formaggio e, lungo la filiera, sul valore riconosciuto alla materia prima.

È proprio su questo meccanismo che PR Service punta a intervenire. Una gestione coordinata dovrebbe permettere alla filiera di programmare meglio quanto produrre, quando immetterlo sul mercato e come amministrare le scorte accumulate.

Non soltanto scorte: qualità, latte e nuovi progetti

Il ritiro delle 3.000 tonnellate rappresenta quindi soltanto il primo tassello.

Tra gli altri compiti previsti figurano il miglioramento della qualità del latte e del formaggio, iniziative dedicate alla commercializzazione del latte e la partecipazione a progetti di filiera.

PR Service potrà inoltre occuparsi della partecipazione a bandi nazionali e internazionali destinati agli indigenti, aprendo così ulteriori possibilità per la gestione e la destinazione del prodotto.

Per approfondire il progetto è disponibile il comunicato ufficiale del Consorzio di tutela del Pecorino Romano.

La sfida sarà governare il mercato nel tempo

La nascita di PR Service introduce quindi un elemento nuovo nella gestione del comparto: produttori privati e cooperative scelgono di coordinare alcune delle decisioni strategiche che incidono sull’offerta.

Il risultato dell’operazione dipenderà dalla capacità di mantenere nel tempo un equilibrio tra produzione, scorte, vendite sul mercato italiano ed esportazioni.

Per la Sardegna la posta in gioco è particolarmente alta. Dietro ogni forma di Pecorino Romano c’è infatti una filiera che coinvolge migliaia di allevatori, caseifici, cooperative, imprese e lavoratori.

Le prime 3.000 tonnellate ritirate dal mercato rappresentano dunque l’avvio concreto di un progetto molto più ampio: provare a programmare il futuro del Pecorino Romano invece di intervenire soltanto quando gli squilibri sono già diventati un problema.

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