Ritrovamento archeologico a Ovodda, le due pietre istoriate con incisioni preistoriche
Condividi con i tuoi amici

Due grandi reperti con incisioni risalenti almeno al IV millennio a.C. sono stati recuperati dalla Soprintendenza: saranno restaurati, studiati e poi restituiti al territorio

Un ritrovamento archeologico a Ovodda riporta alla luce una testimonianza antichissima della presenza umana nel cuore della Sardegna. Due grandi pietre istoriate, caratterizzate da particolari incisioni, sono state rinvenute fortuitamente nel territorio del paese barbaricino e sono ora al centro delle attività di recupero coordinate dalla Soprintendenza.

Secondo le prime informazioni disponibili, i reperti risalirebbero almeno al IV millennio a.C.. Una datazione che proietta la scoperta indietro di migliaia di anni e che rende particolarmente importanti gli studi scientifici che verranno effettuati dopo il restauro.

Ritrovamento archeologico a Ovodda, la scoperta durante alcuni lavori

Il ritrovamento archeologico a Ovodda sarebbe avvenuto casualmente in un terreno di proprietà di Vanni Sedda, che si è trovato davanti a due grandi massi sui quali erano visibili particolari incisioni.

Sedda ha compreso la possibile importanza di quelle pietre e ha segnalato il rinvenimento alla Soprintendenza. La vicenda ha quindi rapidamente assunto un interesse archeologico, con l’intervento degli specialisti e il coinvolgimento dell’amministrazione comunale.

Sulle pietre istoriate Ovodda sono visibili motivi incisi nella superficie, tra cui forme circolari e concentriche. Saranno però gli studi degli archeologi e il restauro a consentire una lettura scientifica più precisa dei reperti e della loro collocazione cronologica e culturale.

Le due pietre risalirebbero almeno al IV millennio a.C.

Gli aggiornamenti diffusi il 3 ottobre indicano per i due reperti una datazione risalente almeno al IV millennio a.C.

Le operazioni sul campo sono coordinate dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Sassari e Nuoro. Nelle attività risultano coinvolte l’archeologa Pina Corraine, la restauratrice conservatrice Sofia Bertolini e l’assistente tecnica Giannella Peruzzu.

Alle operazioni collaborano anche il Comune di Ovodda e i Carabinieri della stazione locale. Il recupero rappresenta soltanto l’inizio del lavoro. Il ritrovamento archeologico a Ovodda sarà infatti seguito da interventi di conservazione e restauro e, successivamente, da studi scientifici che potranno fornire maggiori informazioni sull’origine delle pietre e sulla frequentazione preistorica di quest’area della Sardegna.

Che cosa sono le pietre istoriate

Con l’espressione “pietre istoriate” vengono generalmente indicati massi, lastre o stele sui quali l’uomo ha realizzato incisioni e rappresentazioni simboliche.

Nel caso di Ovodda, le superfici mostrano diversi motivi geometrici. L’interpretazione del loro significato richiede però particolare cautela: attribuire oggi con certezza una funzione religiosa, funeraria o rituale alle incisioni sarebbe prematuro.

È proprio questo uno degli aspetti che rende il ritrovamento archeologico a Ovodda particolarmente interessante. Il restauro permetterà di osservare meglio le superfici, mentre le successive analisi potranno contribuire a collocare i reperti nel loro corretto contesto archeologico.

La Sardegna conserva numerose testimonianze della frequentazione umana in epoca preistorica. Su NotizieSarde è possibile approfondire le altre scoperte e curiosità sull’archeologia in Sardegna, tra reperti, siti e testimonianze che raccontano la storia più antica dell’Isola.

Ovodda e le testimonianze della Sardegna preistorica

La scoperta non arriva, archeologicamente parlando, in un territorio privo di testimonianze antiche. L’area di Ovodda conserva infatti tracce importanti della presenza umana fin dalla preistoria. Nel territorio sono documentate Domus de Janas e menhir, mentre nelle vicinanze del rio Aratu sono presenti testimonianze attribuite alle antiche comunità che popolavano questa parte dell’Isola.

Particolarmente interessanti sono anche i menhir di Pedras Fittas, già conosciuti dagli studiosi. Le ricerche archeologiche hanno collegato l’area a tracce di insediamento umano e al rinvenimento di materiali come strumenti in ossidiana e selce e frammenti ceramici.

Il nuovo ritrovamento archeologico a Ovodda potrebbe quindi aggiungere un ulteriore elemento alla conoscenza di un territorio frequentato dall’uomo da migliaia di anni.

I reperti torneranno a Ovodda dopo il restauro

Uno degli aspetti più significativi del ritrovamento archeologico a Ovodda riguarda il futuro delle due pietre. Dopo gli interventi di restauro e gli approfondimenti scientifici, è prevista la restituzione dei reperti alla pubblica fruizione nel territorio di origine.

È un elemento particolarmente importante anche per la comunità locale. Lo stesso Vanni Sedda, che ha individuato le pietre, aveva espresso il desiderio che i reperti potessero rimanere legati a Ovodda e diventare patrimonio accessibile alla collettività.

Anche la sindaca Ilenia Vacca ha sottolineato il valore della scoperta, ringraziando la Soprintendenza per le attività di tutela e recupero e richiamando l’importanza di custodire e valorizzare le testimonianze del passato.

Prima dell’esposizione, però, sarà necessario attendere il lavoro degli specialisti. Saranno il restauro e le indagini scientifiche a fornire risposte più precise sull’età, sulle caratteristiche e soprattutto sul contesto delle due pietre. Il ritrovamento archeologico a Ovodda apre quindi una nuova fase di studio che potrebbe aiutare a ricostruire un altro frammento della lunghissima storia della Sardegna.

Scopri la Sardegna

Straordinario ritrovamento archeologico a Ovodda: scoperte due misteriose pietre istoriate
Straordinario ritrovamento archeologico a Ovodda: scoperte due misteriose pietre istoriate
La maledizione di Lollove, il paese “come l’acqua del mare”
La maledizione di Lollove, il paese “come l’acqua del mare”
Ai piedi di una sughera l’esatto centro geografico della Sardegna
Ai piedi di una sughera l’esatto centro geografico della Sardegna
Il Nuraghe Diana, la Pirata “Capitana” e il tesoro nascosto
Il Nuraghe Diana, la Pirata “Capitana” e il tesoro nascosto
Il Museo del carbone a Carbonia, un salto nel passato
Il Museo del carbone a Carbonia, un salto nel passato
Monte Sirai, il sito archeologico che evoca battaglie
Monte Sirai, il sito archeologico che evoca battaglie
Il Museo del Banditismo di Aggius, 4 sale per un’imperdibile viaggio nel passato
Il Museo del Banditismo di Aggius, 4 sale per un’imperdibile viaggio nel passato
Fonte Sacra Su Lumarzu, testimonianze della civiltà nuragica
Fonte Sacra Su Lumarzu, testimonianze della civiltà nuragica
Palmavera, il complesso nuragico ad Alghero
Palmavera, il complesso nuragico ad Alghero
L’isolotto dei fichi d’India, un  mini paradiso nel golfo di arzachena
L’isolotto dei fichi d’India, un mini paradiso nel golfo di arzachena
Lo stagno di Cagliari, sito naturalistico tra i più estesi in Europa
Lo stagno di Cagliari, sito naturalistico tra i più estesi in Europa
Sella del Diavolo: le 2 leggende sulle origini del nome
Sella del Diavolo: le 2 leggende sulle origini del nome
San Basilio, la storia del borgo pastorale della Trexenta
San Basilio, la storia del borgo pastorale della Trexenta
Pane carasau, le 8 fasi del rito familiare “Sa Cotta”
Pane carasau, le 8 fasi del rito familiare “Sa Cotta”
Torre del Coltellazzo, il baluardo difensivo dell’isola
Torre del Coltellazzo, il baluardo difensivo dell’isola
Torre dei Dieci Cavalli a Muravera, lo storico baluardo
Torre dei Dieci Cavalli a Muravera, lo storico baluardo
Pompu, il posto più lontano da qualsiasi luogo
Pompu, il posto più lontano da qualsiasi luogo
Duomo di Oristano, la cattedrale più grande di tutta la Sardegna
Duomo di Oristano, la cattedrale più grande di tutta la Sardegna
Quartu Sant’Elena, mare e fenicotteri rosa
Quartu Sant’Elena, mare e fenicotteri rosa
Ussana e le sue Terme romane
Ussana e le sue Terme romane

Lascia un commento