Nell'immagine: Angelo Cremone, di Sardegna Pulita, con la chitarra in mano davanti all'ambasciata britannica a roma, canta una canzone per la libertà di Julian Assange. Nell'articolo: Julian Assange - dalla Sardegna una canzone per la sua libertà

La Sardegna si mobilita contro l'estradizione di Julian Assange

Anche la Sardegna si mobilita contro l’estradizione e per la liberazione del giornalista fondatore di WikiLeaks, Julian Assange.

Attualmente, Julian Assange si trova detenuto nel carcere di massima sicurezza Belmarsh a Londra, con l’accusa di spionaggio per aver contribuito a diffondere documenti top secret e informazioni riservate che svelavano la triste verità sui crimini di guerra commessi dalla forze armate americane in Iraq e in Afghanistan.

Il giornalista ora rischia l’estradizione negli Stati Uniti, che dovrà essere sentenziata a breve dal ministro degli Interni del Regno Unito Priti Patel. La sua condanna, nel caso di estradizione, sarebbe pesantissima, si parla di 175 anni di carcere, qualcuno azzarda anche supporre l’ipotesi della pena di morte.

Questo potrebbe essere il destino di Julian Assange, l’uomo che ha deciso di mettere a rischio se stesso e sacrificarsi in nome della verità e della libertà.

Da anni sono tantissime le persone in tutto il mondo, cittadini comuni, personaggi dello spettacolo, e personaggi politici che lo sostengono e lottano in diversi modi per la sua libertà.

Anche la Sardegna, grazie ad alcuni portavoce, si è mobilitata in diverse occasioni, l’ultima proprio ieri a Roma, dove Angelo Cremone, del Movimento Sardegna Pulita, insieme a Lidia Frailis, dell’associazione Donne  ambiente Sardegna, hanno manifestato esplicitamente il loro totale dissenso mettendo in atto la loro personale battaglia per la liberazione di Julian Assange.

Con la chitarra in mano davanti al cancello di ingresso dell’ambasciata britannica di Roma, Angelo Cremone ha intonato una canzone scritta appositamente e dedicata a Julian Assange. Insieme a lui, anche Lidia Frailis, che ha letto in sardo il documento in seguito depositato in ambasciata, per scongiurare l’estradizione del giornalista negli Stati Uniti.

“Esortiamo il governo inglese – questa la conclusione del messaggio – a metter fine alla persecuzione di Assange dichiarandolo uomo libero nel Regno Unito”.

 

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La possibile condanna di Julian Assange, oltre a ledere in maniera sconcertante i diritti umani, potrebbe diventare un gravissimo precedente, che potrebbe in futuro gravare sulla libertà dei media e della stampa.

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