Sant'Ilario, il 1° papa sardo della storia
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Sant’Ilario, 46esimo vescovo di Roma e primo papa sardo nella storia della Chiesa cattolica

Nato in Sardegna e figlio di un certo Crispino, si presume fosse originario di Cagliari, ma della vita di Sant’Ilario, prima del suo arrivo a Roma, non vi è alcuna altra informazione.

Conosciuto come Papa Ilario, o Ilaro, egli fu il 46º vescovo di Roma e primo papa sardo della Chiesa cattolica, che lo venera come santo, e lo celebra nella ricorrenza del giorno della sua morte, il 29 febbraio, anticipata al 28 febbraio negli anni non bisestili.

Le prime tracce della sua storia risalgono al 461, quando, ancora diacono, fu eletto all’unanimità successore di Papa Leone I. Sant’Ilario fu scelto per la successione, e con ogni probabilità fu consacrato il 19 novembre 461.

In segno di ringraziamento, una volta divenuto pontefice, Sant’Ilario fece costruire tre cappelle nella capitale, dedicandone una a S. Giovanni Evangelista, una a S. Giovanni Battista, e una alla Santa Croce. Le prime due, ancora oggi esistenti, sono decorate con i mosaici da lui stesso commissionati.

Sulla porta di S. Giovanni Evangelista è presente ancora l’iscrizione: “Liberatori suo beato Jobanni evangelistae Hilarus oiscopus famulus Christi” – tradotto – “Ilaro, vescovo e servo di Cristo, al suo liberatore, il B. Giovanni Evangelista“. Oltre a restaurare e ad abbellire numerose chiese, fece costruire dei bagni pubblici a Verano, fuori dalle mura della città, e due biblioteche.

All’inizio del pontificato Sant’Ilario annunciò le sue intenzioni e il suo programma: “Provvederò alla concordia universale tra i sacerdoti del Signore, cosicché nessuno abbia a preoccuparsi solo di se stesso, ma tutti si prendano cura di ottenere le cose di Cristo“. Effettivamente Ilaro si prodigò molto per consolidare l’amministrazione e la disciplina nella Chiesa, sostenendo in alcune aree l’autorità dei vescovi e frenandone gli abusi in altre.

Nel 465 indisse un concilio romano in Santa Maria Maggiore, al quale parteciparono molti vescovi italiani, alcuni vescovi africani e qualche altro vescovo dalla Gallia. In quell’occasione Papa Ilario, riconfermò le norme sull’accesso agli ordini sacri, reiterando l’interdizione per i vedovi risposati, per gli uomini uniti in matrimonio a una vedova, per le persone prive di istruzione o che presentavano difetti fisici.

Si recò personalmente anche in Gallia per sostenere l’unità dei vescovi sotto l’autorità del metropolita Leonzio di Arles, conferendogli nuovi e più ampi poteri; nella nuova questione riguardante le relazioni con gli ariani germanici fu obbligato, dopo aver precedentemente protestato con buoni risultati presso l’imperatore, a permettere loro di insediare a Roma una propria comunità e a costruire una chiesa propria, quella che in seguito divenne S. Agata dei Goti.

Papa Ilario morì il 29 febbraio dell’anno bisestile del 468, dopo un pontificato di sei anni, tre mesi, e dieci giorni, e fu sepolto nella chiesa di S. Lorenzo fuori le Mura al Verano, vicino ai Papi SS. Zosimo e Sisto III.

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