Impianto plastica Macchiareddu per la selezione e valorizzazione dei rifiuti plastici
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Impianto plastica Macchiareddu, 4.000 tonnellate all’anno per rafforzare il riciclo in Sardegna

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L’impianto plastica Macchiareddu si prepara a entrare in funzione e potrebbe rappresentare una svolta nella gestione dei rifiuti in Sardegna. Il nuovo centro per la selezione e valorizzazione degli imballaggi in plastica dovrebbe diventare operativo entro la fine di ottobre 2026, con una capacità di trattamento di circa 4.000 tonnellate all’anno.

L’investimento complessivo comunicato per l’opera è di circa 22 milioni di euro, con oltre 18 milioni riconducibili alle risorse del PNRR. Secondo quanto riportato da ANSA il 7 ottobre, si tratterà del più grande impianto di questa tipologia presente nell’Isola. La struttura assume un’importanza ancora maggiore dopo le difficoltà che durante l’estate hanno interessato la filiera dei rifiuti plastici in Sardegna.

Un impianto per selezionare e valorizzare gli imballaggi

Quando si parla dell’impianto plastica Macchiareddu è importante chiarire quale sarà la sua funzione. Non si tratta semplicemente di un nuovo spazio destinato allo stoccaggio dei rifiuti. Il progetto riguarda infatti un centro per la selezione e valorizzazione degli imballaggi in plastica provenienti dalla raccolta differenziata.

L’obiettivo è intervenire sul materiale raccolto separando le diverse frazioni e rendendole disponibili per le successive fasi della filiera del recupero. Il progetto è portato avanti dal Consorzio Industriale Provinciale di Cagliari (CACIP). Il nuovo impianto sorgerà nell’area industriale di Macchiareddu, nel territorio di Assemini, lungo l’11ª strada, e secondo quanto dichiarato oggi dal presidente del CACIP Beniamino Garau dovrebbe diventare operativo entro la fine di ottobre 2026.

L’intervento era stato programmato ben prima dell’emergenza verificatasi nell’estate 2026. Il CACIP aveva infatti già individuato nel potenziamento della capacità di trattamento della plastica uno dei tasselli necessari per colmare il deficit impiantistico regionale.

Rifiuti di plastica, l’emergenza dell’estate 2026

L’apertura dell’impianto plastica Macchiareddu arriva però in un momento particolarmente delicato. Durante l’estate la Sardegna ha dovuto affrontare importanti difficoltà nella gestione degli imballaggi in plastica. Ad agosto la Regione aveva annunciato l’attivazione di nuove aree di stoccaggio temporaneo a Macchiareddu e in Gallura, mettendo a disposizione complessivamente 2.700 tonnellate di nuova capacità.

Una soluzione adottata per evitare il blocco dei conferimenti, ma considerata fin dall’inizio una risposta emergenziale e non definitiva. Ancora a settembre la Regione sottolineava la necessità di rafforzare la capacità impiantistica della Sardegna per diminuire progressivamente la dipendenza dai trasferimenti dei materiali verso la Penisola. Tra gli interventi espressamente indicati figurava proprio il nuovo centro CACIP di Macchiareddu.

La Sardegna, d’altra parte, ha raggiunto negli anni risultati importanti nella differenziazione dei rifiuti. Su NotizieSarde avevamo già raccontato come l’Isola fosse arrivata a essere tra le regioni italiane con i migliori risultati nella raccolta differenziata. Una buona raccolta a monte, tuttavia, deve essere accompagnata da una capacità adeguata di trattamento e valorizzazione dei materiali.

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Impianto plastica Macchiareddu finanziato con il PNRR

Un altro elemento rilevante riguarda le risorse impiegate per realizzare l’impianto plastica Macchiareddu. La cifra complessiva indicata è di circa 22 milioni di euro. I dati relativi al progetto indicano oltre 18 milioni di euro di risorse PNRR.

Il progetto è identificato dal CUP F51B21001010005 ed è inserito nella Missione 2 del Piano nazionale di ripresa e resilienza, dedicata alla rivoluzione verde e alla transizione ecologica. Già negli anni scorsi il CACIP aveva spiegato che il centro avrebbe contribuito a colmare un vuoto nella filiera regionale della selezione e valorizzazione degli imballaggi in plastica.

Il progetto si inserisce quindi in una strategia più ampia che punta a rafforzare l’economia circolare e la capacità della Sardegna di gestire sul proprio territorio una quota maggiore dei materiali provenienti dalla raccolta differenziata.

L’obiettivo: ridurre i trasferimenti fuori dalla Sardegna

È probabilmente questo l’aspetto più importante dell’intera operazione. Il potenziamento degli impianti regionali può consentire alla Sardegna di ridurre la dipendenza dal trasferimento dei materiali verso strutture situate nella Penisola.

La stessa Regione Sardegna ha indicato il rafforzamento della capacità impiantistica come una delle condizioni necessarie per rendere il sistema regionale più stabile e capace di affrontare nuove criticità.

L’impianto plastica Macchiareddu diventa quindi particolarmente strategico proprio alla luce di quanto accaduto durante l’estate. L’emergenza ha mostrato quanto una criticità in un singolo segmento della filiera possa avere ripercussioni sui Comuni, sulle società che gestiscono la raccolta e, di conseguenza, sui cittadini.

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Da Macchiareddu un nuovo tassello per l’economia circolare

L’apertura prevista entro ottobre non risolverà da sola tutti i problemi legati ai rifiuti plastica in Sardegna, ma rappresenterà un nuovo tassello della rete regionale. La capacità annunciata di circa 4.000 tonnellate all’anno dovrà ora tradursi in un contributo concreto alla gestione degli imballaggi provenienti dalla raccolta differenziata.

Il CACIP guarda inoltre a ulteriori sviluppi tecnologici per completare la filiera. Tra le ipotesi citate c’è anche l’impiego futuro di tecnologie come la pirolisi per alcune frazioni plastiche. Si tratta, però, di una prospettiva distinta dall’impianto che sta per entrare in funzione e non di una tecnologia che può essere considerata già operativa nel nuovo centro.

Per il riciclo plastica in Sardegna, il passaggio decisivo sarà adesso l’effettiva entrata in esercizio dell’impianto plastica Macchiareddu e la sua integrazione con il sistema regionale di raccolta e trattamento. Dopo l’emergenza dell’estate, la scadenza di fine ottobre assume così un significato che va ben oltre l’inaugurazione di una nuova struttura industriale.

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