Gas Russia Putin inizia a chiudere i rubinetti sono due i paesi coinvolti

Ad annunciare ufficialmente il taglio delle forniture sono stati gli stessi paesi coinvolti

Il gas proveniente dalla Russia, da oggi, verrà interrotto in due paesi europei, il primo segnale forte di Mosca, una reazione alle sanzioni dei Paesi europei. Ad annunciare ufficialmente il taglio delle forniture sono stati la compagnia statale polacca del gas Pgnig e il ministero dell’Energia bulgaro. La notizia, peraltro, è giunta in contemporanea con l’incontro fra il presidente russo, Vladimir Putin, e il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ieri in visita a Mosca nel tentativo di favorire una soluzione diplomatica al conflitto ucraino. Quasi in concomitanza, inoltre, a Kiev si è tenuta una conferenza stampa congiunta fra il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, e il direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), Rafael Grossi. Un’occasione per ricordare l’anniversario del disastro avvenuto il 26 aprile 1986 nella centrale nucleare di Chernobyl, ma anche per parlare degli effetti della temporanea occupazione dell’impianto da parte delle forze russe che hanno invaso il Paese.

Il taglio alle forniture

Secondo quanto riferito dalla compagnia Pgnig, la decisione della Russia di tagliare il gas alla Polonia è una rappresaglia per il rifiuto di Varsavia di pagare le forniture in rubli come chiesto espressamente dal presidente Putin il mese scorso nel tentativo di sbloccare una parte dei fondi della Banca centrale russa congelati a causa delle sanzioni internazionali. La società polacca ha specificato che non vi è alcuna “base contrattuale” per accettare la richiesta di pagare le forniture in rubli e si è detta pronta ad avviare un contenzioso legale per ottenere il risarcimento dei danni provocati dall’interruzione del flusso di gas. Il primo ministro Mateusz Morawiecki ha detto che la Russia sta cercando di “punire” la Polonia, mentre la ministra dell’Energia Anna Moskwa ha cercato di tranquillizzare la popolazione, affermando che il Paese “ha riserve di gas e altre fonti di approvvigionamento” tali da garantire il fabbisogno nazionale. Le autorità della Bulgaria, un Paese che è molto più dipendente dal gas russo, hanno affermato che sono da tempo al lavoro con il settore privato per individuare delle fonti alternative.

Putin a Guterres, serve un accordo su Crimea e Donbass

Il presidente russo Putin durante il colloquio con il segretario generale dell’Onu Guterres ha chiarito che “senza un accordo sulla Crimea e sul Donbass non è possibile firmare delle garanzie di sicurezza sull’Ucraina”. Tale posizione sembra chiarire come la Russia abbia rimodulato gli obiettivi dell’invasione, concentrando l’attenzione sul fronte sud orientale nel tentativo di creare un corridoio di terra fra la penisola di Crimea, annessa unilateralmente dal 2014, e le due autoproclamate repubbliche di Donetsk e Luhansk. Il presidente Putin, inoltre, ha respinto le accuse sulle atrocità avvenute a Bucha, il sobborgo a nord ovest di Kiev, affermando che “l’esercito russo non ha nulla a che fare” con tutto ciò, derubricato come una “messa in scena”. La conversazione si è concentrata anche sulla situazione in corso a Mariupol, il principale porto sul Mar d’Azov, dove i russi hanno quasi il completo controllo della città a eccezione dell’area industriale dell’acciaieria Azovstal dove sono asserragliati militari ucraini e combattenti del reggimento Azov, oltre a un numero imprecisato di civili. Putin si è detto disposto a concedere alla Croce Rossa la gestione delle evacuazioni dei civili dall’acciaieria.

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