Il Parco Geominerario della Sardegna celebra un quarto di secolo dalla sua istituzione: otto grandi aree raccontano secoli di miniere, lavoro, tradizioni e prospettive future.
Il Parco Geominerario della Sardegna compie 25 anni. Era il 16 ottobre 2001 quando un decreto ministeriale sanciva ufficialmente la nascita di un progetto destinato a proteggere e valorizzare uno dei patrimoni storici, culturali e ambientali più importanti dell’Isola.
Oggi, 16 ottobre 2026, l’anniversario rappresenta un’occasione per ripercorrere la storia delle miniere sarde e riflettere sul futuro di territori che, per generazioni, hanno vissuto grazie alle risorse del sottosuolo.
Non si tratta soltanto di edifici industriali abbandonati o di antiche gallerie. Il patrimonio minerario comprende paesaggi trasformati dall’uomo, testimonianze tecnologiche, tradizioni e soprattutto la memoria delle comunità che hanno costruito la propria identità intorno al lavoro in miniera.
Dalla storia mineraria alla nascita del Parco nel 2001
La nascita del Parco Geominerario della Sardegna è il risultato di un percorso avviato diversi anni prima del decreto istitutivo.
Nel 1997 arrivò un primo importante riconoscimento internazionale nell’ambito del progetto UNESCO dedicato ai geositi. Il 30 luglio 1998 venne sottoscritto a Parigi l’atto ufficiale di riconoscimento del progetto sardo.
Un passaggio fondamentale fu anche la Carta di Cagliari, che fissò i principi per la tutela e la valorizzazione del patrimonio minerario dell’Isola.
Il decreto del 16 ottobre 2001 diede forma giuridica al Parco, individuandone finalità, aree territoriali e modalità di gestione.
L’obiettivo era conservare le testimonianze dell’attività estrattiva e favorire nuove opportunità economiche, sociali e culturali nei territori segnati dalla progressiva chiusura delle miniere.
Otto aree e un patrimonio che attraversa tutta la Sardegna
Il Parco Geominerario della Sardegna non coincide con un’unica area geografica. È costituito da un sistema di territori distribuiti in diverse zone dell’Isola.
Secondo la descrizione pubblicata dall’ente, comprende otto aree, circa 3.800 chilometri quadrati e territori appartenenti a 86 Comuni.
Le otto aree sono Monte Arci, Orani-Guzzurra-Sos Enattos, Funtana Raminosa, Argentiera-Nurra-Gallura, Sarrabus-Gerrei, Arburese-Guspinese, Iglesiente e Sulcis.
Ognuna custodisce caratteristiche differenti, dalle antiche attività estrattive ai grandi complessi industriali, fino ai paesaggi naturali che convivono con le tracce dell’attività mineraria.
Questa distribuzione rende il Parco un sistema territoriale articolato, nel quale il valore delle singole miniere si unisce a quello dei paesi, dei paesaggi e delle comunità locali.
La memoria dei minatori e delle comunità
Uno degli aspetti più significativi del Parco Geominerario della Sardegna riguarda la conservazione della memoria collettiva.
Per comprendere l’importanza delle miniere non basta osservare gli impianti e le strutture ancora esistenti. Occorre ricordare le persone che vi lavoravano, le condizioni di vita, le competenze sviluppate e il ruolo economico dell’industria estrattiva.
La storia mineraria sarda attraversa millenni. Secondo la ricostruzione storica dell’ente, l’utilizzo delle risorse minerarie dell’Isola risale a circa 9.000 anni fa.
Dalle attività più antiche fino all’epoca industriale, lo sfruttamento del sottosuolo ha contribuito a trasformare profondamente il territorio.
Conservare questo patrimonio significa anche trasmettere alle nuove generazioni la conoscenza di un passato che continua a influenzare l’identità culturale della Sardegna.


Il 2026 segna anche una nuova fase amministrativa
Il venticinquesimo anniversario coincide con un’importante novità istituzionale.
Con decreto del 19 maggio 2026, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha approvato il nuovo Statuto del Parco, successivamente annunciato nella Gazzetta Ufficiale del 18 giugno.
Il provvedimento interviene sulla composizione del Consorzio e sulla partecipazione dei soggetti coinvolti nella gestione.
Le quote indicate dal nuovo Statuto attribuiscono il 51% ai Comuni, il 27% alla Regione Sardegna, il 20% ai Ministeri e il 2% alle Università.
Una riorganizzazione che apre una nuova fase amministrativa, nella quale il coinvolgimento degli enti territoriali assume un peso particolarmente significativo.
Le sfide dei prossimi anni: tutela, turismo e sviluppo sostenibile
A venticinque anni dall’istituzione, il futuro del Parco Geominerario della Sardegna resta strettamente legato alla capacità di trasformare il patrimonio minerario in una risorsa culturale e territoriale.
La conservazione dei siti storici rappresenta una delle finalità fondamentali, ma altrettanto importante è renderli conosciuti e, dove le condizioni lo consentono, accessibili ai visitatori.
La valorizzazione può passare attraverso percorsi culturali, iniziative educative, ricerca scientifica e forme di turismo sostenibile capaci di coinvolgere le comunità locali.
Nel 2026 sono proseguite anche le collaborazioni con realtà impegnate nella promozione del patrimonio minerario, tra cui l’Associazione Mineraria Sarda.


L’anniversario invita dunque a guardare contemporaneamente al passato e al futuro.
Da una parte ci sono le miniere, i lavoratori, le competenze e le trasformazioni che hanno segnato intere generazioni. Dall’altra c’è la necessità di continuare a investire nella conoscenza, nella conservazione e nella fruizione responsabile di questi luoghi.
Venticinque anni dopo il decreto istitutivo, il Parco Geominerario rimane un progetto che lega la memoria della Sardegna alle sue possibilità di sviluppo futuro.



