Quattro giovani, tutti dello stesso paese: a Santu Lussurgiu una scommessa contro lo spopolamento
Marco Borrodde, titolare del Raju Ruju: «Voglio costruire il mio futuro qui». Con lui lavorano altri tre giovani del paese
SANTU LUSSURGIU – Mentre una parte delle nuove generazioni guarda fuori dalla Sardegna alla ricerca di opportunità, c’è anche chi sceglie di percorrere la strada opposta: restare, investire e provare a costruire il proprio futuro nel paese in cui è cresciuto.
È la scelta di Marco Borrodde, 26 anni, titolare del Raju Ruju di Santu Lussurgiu.
Una storia che parte dalla ristorazione, ma che si allarga anche ad altri progetti: Marco è infatti attivo anche nel settore degli investimenti immobiliari.
Al centro della sua idea c’è una convinzione: vivere in un piccolo paese non deve necessariamente significare rinunciare alle proprie ambizioni.
E il Raju Ruju rappresenta probabilmente la parte più visibile di questa filosofia.
Marco, hai 26 anni e hai deciso di investire a Santu Lussurgiu. Perché restare? «Perché credo nelle potenzialità del mio paese. Sicuramente vivere e lavorare in un piccolo centro presenta delle difficoltà, ma questo non significa che non ci siano opportunità. Ho scelto di provare a costruire qui qualcosa di mio e ho ancora tanti progetti che vorrei realizzare».
Quindi non hai mai considerato Santu Lussurgiu un limite? «No. Bisogna essere consapevoli delle difficoltà, ma credo che sia importante guardare anche quello che abbiamo. Santu Lussurgiu ha delle potenzialità e penso che noi giovani possiamo contribuire a valorizzarle. Non possiamo aspettare sempre che siano gli altri a creare qualcosa».
Una filosofia che Marco cerca di trasferire anche nel suo locale.
Il Raju Ruju non nasce infatti con l’obiettivo di guardare esclusivamente al fatturato. C’è un altro aspetto sul quale il giovane imprenditore insiste: far stare bene le persone.
Che tipo di locale hai voluto creare? «Un locale moderno e soprattutto accogliente. Ovviamente un’attività deve essere economicamente sostenibile, ma per me non può essere soltanto una questione di numeri. Voglio che una persona entri, si senta a proprio agio e abbia voglia di tornare. L’attenzione verso il cliente per me è fondamentale».
Ed è proprio nelle piccole scelte che questa filosofia diventa concreta.
Al Raju Ruju si trovano il gelato artigianale, le birre artigianali rigorosamente sarde e anche prodotti pensati per esigenze differenti, come le birre per celiaci.
Sono dettagli, ma sembrano avere un peso importante nel tuo progetto. «Secondo me sono proprio le piccole cose a fare la differenza. Bisogna ascoltare le persone e capire cosa cercano. Cerchiamo continuamente di migliorare e di proporre qualcosa che possa soddisfare esigenze diverse, senza dimenticare i prodotti della nostra terra».
Ma dietro il progetto non c’è soltanto Marco.
Con lui lavorano Perla, Marta e Salvatore, anche loro giovanissimi e tutti di Santu Lussurgiu.
Un dettaglio tutt’altro che secondario in una realtà nella quale il tema delle opportunità lavorative per le nuove generazioni è strettamente legato a quello dello spopolamento.
Anche la scelta della squadra sembra rispecchiare la tua filosofia. «Assolutamente. Siamo tutti giovani e siamo tutti di Santu Lussurgiu. Perla, Marta e Salvatore condividono questo progetto e le idee che ci sono dietro. Avere accanto persone che credono in quello che stai facendo è fondamentale. Il locale non lo fa una persona sola: è il gruppo a fare la differenza».
Quattro giovani dello stesso paese dietro un’attività che vuole crescere insieme al territorio. Un’immagine che racconta forse meglio di tante statistiche cosa possa significare provare a contrastare lo spopolamento partendo dalle opportunità.
E le ambizioni di Marco non si fermano alla ristorazione.
Il Raju Ruju non è infatti il tuo unico interesse imprenditoriale. «No, sono attivo anche nel settore degli investimenti immobiliari. Mi interessa diversificare e guardare al futuro. Sono due settori differenti, ma alla base c’è sempre la voglia di costruire qualcosa e di continuare a crescere».
A 26 anni senti di avere già chiara la strada che vuoi percorrere? «Ho sicuramente tanti progetti e tante idee. Poi bisogna lavorare, fare esperienza e anche sbagliare. Non penso di essere arrivato da nessuna parte, anzi. Credo però che sia importante avere degli obiettivi e provare ogni giorno a fare un passo avanti».
È probabilmente questo l’aspetto più interessante della storia di Marco Borrodde. Non la retorica del giovane che “eroicamente” rimane nel proprio paese, ma una scelta imprenditoriale precisa: provare a trovare opportunità dove altri vedono soprattutto difficoltà.
Cosa vorresti per il futuro del Raju Ruju e, più in generale, di Santu Lussurgiu? «Vorrei continuare a far crescere l’attività, migliorare quello che facciamo e portare avanti nuovi progetti. E naturalmente mi piacerebbe vedere un paese sempre più vivo, nel quale anche altri giovani possano trovare le condizioni per costruire qualcosa».
Una risposta che riporta tutto al punto di partenza. Perché il progetto di Marco non parla soltanto di un bar, di gelati, birre artigianali o investimenti. Parla soprattutto della possibilità di immaginare un futuro in un piccolo centro della Sardegna senza considerare la partenza come l’unica strada possibile.
A 26 anni, Marco Borrodde ha scelto la sua: restare, investire e provare a crescere insieme al paese in cui è nato.
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