Coldiretti Emergenza grano e mais LItalia coltivera di piu e urgente

Blocco export grano e mais, è allarme

L’Italia è costretta a causa di alcune  regole europee che non consentono un aumento delle produzioni, a importare da paesi terzi gran parte delle materie prime agricole, e non solo.

Questo avviene da tempo, ma la crisi causata dal conflitto tra Russia e Ucraina, che ha portato al blocco dell’export di materie prime come grano e mais, ha costretto l’Italia a prendere atto della disastrosa condizione di dipendenza in cui si trova oggi il paese.

L’Italia oggi è costretta ad importare materie prime agricole a causa dei bassi compensi riconosciuti per anni agli agricoltori che sono stati costretti a ridurre di quasi 1/3 la produzione nazionale di mais negli ultimi 10 anni durante i quali è scomparso anche un campo di grano su cinque perché – secondo la Coldiretti – la politica ha lasciato campo libero a quelle industrie che hanno preferito continuare ad acquistare per anni in modo speculativo sul mercato mondiale, approfittando dei bassi prezzi degli ultimi decenni, anziché garantirsi gli approvvigionamenti con prodotto nazionale.

Allevatori in ginocchio

Gravissime le ripercussioni che ricadono anche sul mondo degli allevatori, già gravemente colpiti in questi anni di pandemia, e recentemente dall’impennata dei prezzi del gasolio e dell’energia elettrica.

Da diverso tempo gli allevatori che ogni giorno toccano con mano le difficoltà che riguardano la gestione di un’azienda in questo settore, segnalano i rischi delle conseguenze devastanti che potrebbero derivare da queste situazioni.

Infatti a causa dei rincari di gasolio, energia elettrica, e delle materie prime, di cui ora ci sarà una grave carenza, non avendo più risorse per acquistare il mangime per gli animali,  molti allevatori si vedranno costretti a ridurre drasticamente il numero dei capi di bestiame, arrivando inevitabilmente alla macellazione.

non solo carne oristano

Un cambio di rotta delle politiche europee che attualmente impediscono di diversificare rapidamente le fonti di approvvigionamento, e di espandere la produzione di materie prime italiana, risulta assolutamente necessario.

Segnali positivi da Coldiretti

Un segnale positivo arriva dal presidente della Coldiretti Ettore Prandini che annuncia: “Siamo pronti a coltivare da quest’anno 75 milioni di quintali in più di mais per gli allevamenti, di grano duro per la pasta e tenero per la panificazione, per rispondere alle difficoltà di approvvigionamento dall’estero determinate dalla guerra”.

Proponiamo all’industria alimentare e mangimistica – ha affermato Prandini – di lavorare da subito a contratti di filiera con impegni pluriennali per la coltivazione di grano e mais e il riconoscimento di un prezzo di acquisto “equo”, basato sugli effettivi costi sostenuti nel rispetto della nuova normativa sulle pratiche sleali, per consentire di recuperare livelli produttivi già raggiunti nel passato.

“Un obiettivo che può essere più facilmente raggiunto grazie all’impegno del Ministro delle Politiche Agricole Stefano Patuanelli al quale va un sincero ringraziamento per aver accolto in Consiglio dei Ministri le nostre proposte per incentivare operazioni di ristrutturazione e rinegoziazione del debito bancario delle imprese agricole, adottare misure per sostenere la domanda interna, finanziare specifiche misure a favore delle filiere più esposte e appunto sostenere il potenziamento delle produzioni nazionali” ha precisato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel ricordare che “dal Ministero è stato anche annunciato un regime di aiuto straordinario sul modello dell’emergenza Covid e sostenuta l’esigenza, per quanto riguarda la Politica Agricola Comune (Pac), di rimuovere il vincolo al non incremento della superficie irrigabile, per aumentare la produttività del settore agroalimentare”.

Un impegno che – precisa Prandini – ridurrebbe sensibilmente la dipendenza dall’estero da dove arriva circa la metà del mais necessario all’alimentazione del bestiame il 35% del grano duro per la produzione di pasta e il 64% del grano tenero per la panificazione, che rende l’intero sistema e gli stessi consumatori in balia degli eventi internazionali.

Ora è possibile recuperare alla coltivazione di cereali in Italia almeno un milione di ettari di terreno garantendo redditività alla coltivazione ma anche – ha precisato Prandini – contrastando seriamente l’invasione della fauna selvatica che sta costringendo in molte zone interne all’abbandono ed intervenendo inoltre seriamente sulle normative comunitarie che spingono a non coltivare i terreni, eliminando ad esempio l’obiettivo del 10% di terreni incolti. E poi investire – ha concluso Prandini – per aumentare produzione e le rese dei terreni con bacini di accumulo delle acque piovane per combattere la siccità nei terreni, con un piano di potenziamento produttivo e di stoccaggio per i principali cereali dal grano al mais e sostenere la ricerca pubblica con l’innovazione tecnologica e le NBT a supporto delle produzioni, della tutela della biodiversità e come strumento in risposta ai cambiamenti climatici.

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