russi discriminazione

Un popolo che non ha colpe

Stiamo vivendo una svolta epocale, quasi surreale, il Mondo che abitavamo fino a due settimane fa è cambiato radicalmente, mai come oggi, il popolo del pianeta trema davanti a un possibile conflitto nucleare che potrebbe spazzare via, nella migliore delle ipotesi, milioni di persone. Per scongiurare questo pericolo, la società sta letteralmente ghettizzando e discriminando un intero popolo a “fin di bene”, ma è la strategia giusta?

Le intenzioni sulla carta sono nobili, fare pressione sulla popolazione russa per rivoltarsi contro Putin e riportare la pace tra Russia e Ucraina. Bene, teoricamente è una soluzione.

Il Mondo dello sport ha escluso da quasi tutte le discipline la nazionale russa, e come se non bastasse, sono stati eliminati pure dai videogiochi, esclusi dai Mondiali di calcio in Qatar, professionisti che si rifiutano di sfidare i russi, direttori d’orchestra umiliati e cacciati dai teatri di mezzo mondo, professori a cui viene messa in discussione la possibilità di tenere lezioni di grandi filosofi russi, vedi il caso Dostoevskij a Milano, e ancora, calciatori insultati da altri colleghi solo per non aver ripudiato pubblicamente Putin. Tutto ciò è incredibile, la strategia si è trasformata in una vera e propria caccia al russo. Non conosciamo affondo il pensiero e il modo di ragionare di un figlio della madre Russia, quindi proviamo a metterci nei loro panni.

Quando un francese, un tedesco o un americano etichetta l’italiano come “mafioso“, qual’è la nostra reazione ? Andiamo a protestare in piazza per eliminare la mafia oppure istintivamente proviamo rancore verso chi ha colpito nel nostro orgoglio italiano? La risposta la conosciamo, non c’è bisogno di sprecare parole.

Proviamo a fare questo esercizio con altre popolazioni e il risultato non cambierà mai. La discriminazione folle che stiamo portando avanti non ha precedenti nella storia moderna, questo potrebbe creare l’effetto contrario a quello inseguito. Così facendo, Putin avrà un popolo più rancoroso e ostile nei confronti di quell’occidente che gli ha discriminati in tutti i settori, dall’economia allo sport. Senza volerlo stiamo dando una forma reale e concreta a quelle accuse che lo Zar rivolge all’occidente.

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