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La donna è vaccinata, serve il molecolare

«Aveva accusato delle piccole perdite, ma ciò che la preoccupava di più era il mal di pancia, sempre più forte», racconta il marito a La Nuova Sardegna.

La coppia si era presentata all’ospedale San Pietro, dove avevano chiesto alla donna se fosse vaccinata e se avesse fatto il tampone da poco. Due dosi, terza prenotata, ma nessun test Covid recente.

Dato l’alto numero di contagi dell’ultimo periodo, il medico del reparto di Ginecologia «riferisce a mia moglie che non poteva essere visitata, perché per accedere occorreva un tampone molecolare. Non si può fare subito? Chiediamo. La risposta è che prima di lunedì sarebbe stato impossibile. In ogni modo ci tranquillizza dicendoci di tornare pure a casa, monitorare la perdita, e qualora dovesse aumentare, di ripresentarsi immediatamente».

La coppia, rinfrancata dalle parole del dottore, si avvia verso il parcheggio.

Il marito non fa nemmeno in tempo ad accendere l’automobile che l’emorragia sfocia in un aborto spontaneo.

 Il bambino è perso. «So benissimo che queste cose durante il primo mese possono capitare. E non voglio dire che una visita avrebbe potuto cambiare il destino», puntualizza la donna. «Ma io mi sento profondamente triste e arrabbiata, perché ciò che mi è mancata è stata la comprensione umana.

Mi sono sentita messa da parte, perché penso che una visita a una mamma incinta che sta male, che aspetta questo tesoro da cinque anni, sia un diritto sacrosanto. Mi avrebbe aiutato ad accettare tutto con meno amarezza».

E’ chiaro, ormai, che la “burocrazia pandemica” stia distruggendo tutti i settori, il modello Italia, è senza alcun dubbio un modello da non seguire.

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