FESTA DELLA DONNA 2022

L'orgoglio la determinazione e la tenacia delle donne sarde

8 marzo – In occasione della Giornata internazionale della donna, più conosciuta come festa della donna, oggi vi parliamo di 3 importanti donne sarde che hanno lottato per i loro diritti e la loro indipendenza, e indirettamente per i diritti e l’indipendenza di tutte le donne, lasciando un segno indelebile nella storia, e portando alto l’onore della Sardegna.

Grazia Deledda, la scrittrice sarda famosa nel mondo
Grazia Deledda

Grazia Deledda, probabilmente una delle donne sarde più conosciute a livello popolare, è nata a Nuoro il 28 settembre 1871.

Intraprese la carriera di scrittrice come una vocazione e una ribellione, andando contro la mentalità chiusa e patriarcale di quei tempi, particolarmente nel suo pase, dove le donne non potevano avere nessuna ambizione se non quella di dedicare la propria vita ai figli e alla famiglia.

Fu la prima donna italiana a vincere il Premio Nobel per la letteratura il 10 dicembre 1926.

Durante la sua vita scrisse più di 60 opere, senza contare quelle inedite, come l’ultima dal titolo “Cosima, quasi Grazia”, rimasta incompiuta, che venne successivamente editata con il titolo “Cosima”.

Grazia Deledda morì a causa di un tumore al seno nel 1936.

Le sue spoglie sono custodite in un  sarcofago di granito nero levigato, all’interno della chiesetta della Madonna della Solitudine, ai piedi del monte Ortobene, e la sua casa natale, nel centro storico di Nuoro è stata adibita a museo.

NEREIDE RUDAS
Nereide Rudas

Nereide Rudas nata a Macomer nel 1925 e morta il 19 gennaio 2017, ha dedicato la sua vita allo studio della psicologia umana, con lo scopo di dare voce all’esclusione e all’emarginazione.

Studiò nella Facoltà di medicina di Bologna, insieme ad altre 2 donne su cento iscritti, concludendo poi gli studi a Cagliari creando le basi per la sua carriera.

Negli anni divenne docente, ricercatrice e scrittrice, per concludere nella carriera di neuropsichiatra e psichiatra forense.

Fu la prima donna ad accedere alla cattedra di Psichiatria, e la prima donna, a fondare e dirigere nel 1978 la Clinica Psichiatrica di Cagliari e la Scuola di Specializzazione in Psichiatria.

Successivamente si farà rappresentante dei colleghi italiani presso congressi internazionali a Pechino, Shangai, Xian, Lisbona, Madrid, Parigi, Buenos Aires, Mosca; e rappresenterà la psichiatria europea al 9° Congresso mondiale di Psichiatria di Rio de Janeiro ricevendo un premio dall’American Academy of Psychiatry and the Law.

Si dedicò inoltre a un profondo studio riguardo la criminalità in Sardegna, fondando il proprio metodo che porta al centro dello sguardo clinico la storia personale del paziente, senza tralasciare alcun aspetto della vita di ogni singolo soggetto.

ADELASIA COCCO
Adelasia Cocco

Adelasia Cocco è nata a Sassari nel 1885, ed è morta a Nuoro nel 1983, a un passo dal raggiungere il traguardo di centenaria. 

Interessata alla professione medica dalla giovane età, fu l’unica donna a iscriversi alla Facoltà di Medicina dell’Università di Pisa, nel 1907.

Tre anni dopo tornò a Sassari dove si laureò nel 1913.

Anche la sua carriera fu guidata da una sfida, infatti in seguito alle parole del professor Gughetti che disse: “Nessuna donna è in grado di raggiungere un posto eminente nella professione medica“, fece domanda per diventare medico condotto in Barbagia nel 1914, dove nonostante fosse ostacolata dal prefetto di Nuoro che si rifiutò di firmare il decreto di nomina, i consiglieri comunali le assegnarono un posto nel vecchio rione di Seuna, diventando così la prima donna in Italia a esercitare la professione di medico condotto.

Un anno dopo ampliò la sua attività includendo il villaggio di Lollove.

Fu inoltre la prima donna in tutta la Sardegna a prendere la patente nel 1919, in quanto limitata dal dover recarsi dai suoi pazienti a cavallo, e scortata da un uomo. 

Nel 1928, venne nominata Ufficiale sanitaria del Comune di Nuoro, e nel 1935 divenne direttrice dell’Istituto provinciale di Igiene e Profilassi.

Grazie al suo coraggio, molte donne decisero di intraprendere la professione medica, tanto che nel 1983, anno della sua morte, le iscritte all’Università di Medicina e Chirurgia di Sassari furono più di 1000 contro poco più di 900 iscritti uomini.

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